Editoriali e Interviste

I due volti del futuro che si specchiano nella Via Emilia

di Aldo Bonomi Microcosmi – Il Sole24Ore

Serve ricominciare a camminare osservando la metamorfosi delle città per capire le lunghe derive accelerate che ci aspettano. Modena, piazza Grande quella del Duomo dove dalla pianura fertile del grande fiume, si faceva mercato per la città florida. Sarà bene ricordare che la parola chiave dell’economia, il mercato così nasce. Oggi, attraversandola nella calura, ci trovi in mostra anche in tutta la città, supercar e il meglio di un post fordismo da artigiania di serie dell’automotive. È il Festival della Motor Valley che fa rappresentazione della piattaforma emiliana. In una sequenza di fabbriche e laboratori di ricerca e sviluppo a cielo aperto nella città infinita della Via Emilia, occupa più di 16mila addetti nella Mirafiori padana postfordista. Per capire non basta il censimento delle multinazionali tascabili dell’auto che vanno nel mondo o atterrano nella piattaforma. Occorre andare oltre le mura della fabbrica. Così come in piazza Grande non basta guardare il Duomo icona della storia e le supercar fantasmagoriche icone del ’900 secolo dell’automobile. Di fronte ti appare la banca UniCredit che nel secolo della finanza ha inglobato la Cassa di Risparmio di un tempo. Tre simboli delle lunghe derive. Ne capisci le accelerazioni quando ti spiegano che oltre agli sportelli bancari sempre più informatizzati, lì avrà sede l’acceleratore per le startup che usufruiranno della conoscenza aumentata dei saperi territoriali nella transizione all’elettrico, all’idrogeno e alla guida autonoma. Un progetto per mangiare futuro che svela il destino della città e del territorio collocati nel mondo. Interessante in tempi di Pnrr per capire come nasce l’accelerazione dell’acceleratore. Venti milioni di investimento dalla fondazione di Modena, lascito sul territorio della Cassa di Risparmio, e di UniCredit oggi banca di riferimento, che hanno investito 10 milioni poi raddoppiati da Cdp che punta sugli acceleratori di conoscenza anche a Torino, laboratorio per l’aerospazio. Acceleratori funzionali per quelle reti di fabbriche della conoscenza che devono essere sempre più le università della motor valley che, partendo dai saperi e dal saper fare del territorio, dovranno essere ossatura e cervello della metamorfosi da Ferrara, Bologna, Modena, Reggio, Parma, idea forza di Patrizio Bianchi, oggi ministro. È un capitalismo coalizionale che innova dall’alto. Accompagnato dalla Regione e dal Patto per il Lavoro dell’assessore Colla che cerca di tenere assieme gli innovatori che stanno sui flussi con quelli che sul territorio arrancano nell’innovazione per disperazione, per non perdere il treno del progresso. Occorre scendere dalle università agli Its per la formazione della nuova classe operaia dell’impresa 4.0. Come ha ben intuito il presidente della Fondazione Cavicchioli, si finanziano gli acceleratori per andar nei flussi ma anche, con le università di Modena e Reggio si promuove il progetto “Ragazze digitali” con una coscienza critica che eviti come destino di genere il passare da angeli del focolare ad angeli del digitale del telelavoro senza smart working. Ci vorrà anche una robusta coscienza di luogo per confrontarsi con il gruppo sino-Americano Silk-Faw che atterra a Reggio Emilia, nelle mitiche ex Officine Reggiane dismesse, per progettare e produrre hypercar elettriche. Così come a Spilamberto dove arriva, dopo Piacenza, l’altro polo di Amazon. Avendo memoria che lungo il grande fiume dalla moltitudine al lavoro degli scariolanti prese forma e coscienza la cultura della cooperazione emiliana, infangata oggi dalle false cooperative dei conflitti tristi nella logistica tra camionisti e facchini. La Via Emilia è diventata un grande fiume della logistica che trascina e macina detriti di composizione sociale da riconnettere con gli innovatori dell’acceleratore della conoscenza. Toccherà ai sindaci mettersi in mezzo alle comunità in metamorfosi per ritessere tessiture sociali slabbrate. Nel suo rivendicare il ruolo di Modena come polo della Motor Valley il sindaco aveva ben presente che il capitalismo coalizionale dall’alto da solo non basta senza coalizione sociale dal basso. Dove c’erano i Ducati prende forma la città mediopadana, Modena Reggio, Parma, dove dopo la Motor Valley si è tenuta la Green Week in un ossimoro di futuro tra motori ed ecologia. Vi serpeggia una coscienza di luogo da medie città e città distretto che sono in mezzo a due aree metropolitane Bologna e Milano. La città infinita emiliana si scompone e ricompone alla ricerca dell’identità della Via Emilia cantata dai grandi cantautori. Ricordiamo il futuro avendo memoria da scagliare nella metamorfosi. Come nella Sassuolo delle piastrelle e del Cersaie che attira il mondo. Lì nella piazza ducale, il direttore artistico Beatrice Bianco organizza il festival dei giovani che cantano la Via Emilia che viene avanti. Voci narranti che faranno identità che viene.

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