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L’economia, la politica e il fare società a misura d’uomo

di Aldo Bonomi IlSole24Ore

Conversione ecologica è la parola chiave che evoca, nel suo realismo mistico il manifesto di Symbola per «Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica». Un ossimoro nel suo tenere assieme il realismo del cum vertere tutti assieme economia, politica e il fare società. Perché come ricordava Obama, inascoltato da Trump, non esiste un piano B nella crisi ecologica. Se non la conversione che ha in sé il mistico senso religioso del convertirsi. Non me ne voglia lo spirito di Assisi ove ci si ritrova, se banalizzo il tutto nella speranza di riuscire ad ammansire il lupo dell’antropocene. Conversione quindi nella metamorfosi del salto d’epoca. Auspicata, pontificata, nel senso pieno del costruire ponti, nella “Laudato si”. Il manifesto di Symbola nel suo realismo da ambientalismo del si, si rivolge alla scienza triste dell’economia, alle imprese, ricordandoci che se prima dell’antropocene valeva il motto weberiano “la proprietà obbliga” oggi, contro la crisi ecologica “l’innovazione obbliga”. Se vogliamo dare senso e significato alla green economy per me da intendere come un capitalismo che incorpora il senso del limite “per rendere più competitive le nostre imprese e produrre posti di lavoro”. Innovazione che obbliga e interroga sia la retorica dell’impresa 4.0 nel processo che va dall’energia alla robotica ai prodotti alla logistica che quella degli algoritmi che pare leggera e virtuale per acquistare beni e pasti pesanti nella consegna nelle smart city inquinate, percorse da esseri umani che arrancano nelle polveri sottili. Il realismo mistico di Realacci va oltre facendo intravedere una via italiana alla lotta contro la crisi climatica. Invitandoci a ricordare nel futuro le radici del Made in Italy: saper fare, qualità, distretti, bellezza nelle nostre cento città. Rimanda a Le Goff che ci ha insegnato che qui sono nati i comuni, luoghi del mercato ma anche delle comunità operose. Ce la faremo se la conversione saprà partire dalle virtù civiche, dalla tradizione civica nelle regioni italiane di cui ha scritto Robert Putnam. Pare dire alle imprese un vecchio slogan di Symbola “senza coesione non c’è competizione”. Soprattutto evoca il territorio come costruzione sociale necessaria nell’epoca in cui la crisi climatica rimanda alla terra da tutelare e sal *** vaguardare. Rimandandoci a quella antropologia dello sviluppo fatta da agricoltura, scheletro contadino (De Rita) che fa manutenzione, costruisce i borghi della bellezza poi i distretti, sino alle piattaforme del produrre. Un invito al convergere tutti con passo da lunga deriva della storia nella contemporaneità. Con un passo da Symbola che, se ben ricordo, prima di arrivare ad un grande evento interrogante come il forum di Assisi, è partita dal margine per arrivare al centro della scienza triste. Ricordo i primi forum con l’ambientalismo molecolare, le città delle nocciole, i piccoli comuni, i parchi, le piccole imprese e poi i distretti sino al capitalismo delle reti. Con un’attenzione ai muretti a secco che tengono su il territorio non come forma estetica, ma come sapere sociale contadino che usa le pietre di scarto. Un sapere che sa riusare da sempre lo scarto che oggi rimanda all’economia circolare. Questo sapere sociale del convergere dal margine al centro è un buon metodo. Non a caso praticato ogni anno da Symbola a Treia nella settimana della soft economy in cui ci ritroviamo dai muretti a secco alle reti hard e soft del Paese. Avendo chiaro che la lunga durata al di là degli eventi incentrati sulla green economy, rimanda alla green society e che una non è data senza l’altra. Perché per molti, quella rappresentata come una comunità di destino per salvare la terra, può essere percepita come una minaccia. Senza scomodare l’Amazzonia che brucia nelle contraddizioni geoeconomiche e geopolitiche, ricordiamo la scintilla dell’aumento della benzina che ha scatenato i gilet gialli, la difesa del furgoncino diesel dei forconi o le tasse sulla plastica …. Sono grandi temi e piccole fredde passioni del vivere quotidiano nell’epoca dell’auto elettrica. Di attualità oggi che pare essersi mossa l’Europa con il suo annuncio di mille miliardi di investimenti come un flusso dall’alto che impatterà sui territori ove, oggi più di ieri, occorre far emergere una coscienza di luogo condivisa verso la lotta contro la crisi climatica. Riappare l’eterno dilemma sociopolitico anche nel segno dell’ecologia: “l’innovazione si costruisce dall’alto o dal basso?” Dilemma che ritroviamo nel nostro territorio urbano regionale, comuni polvere, cento città, aree metropolitane tra smart city e smart land. Ad Assisi s’incontreranno istituzioni alte della politica, delle rappresentanze, delle imprese interrogandosi sui beni comuni. Un buon evento per cominciare. Perché mi rimane un dubbio da proverbio contadino: «Il lupo perde il pelo ma non il vizio». Per addomesticare il lupo molto dipenderà come sempre, dal fare società tra economia e politica, dalla capacità di mobilitarsi della green society che verrà. Speriamo.

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