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Nelle città Google invecchia

Elementi per un piano regolatore delle intelligenze metropolitane.

di Michele Mezza Ytali.com

Mediobanca ha messo nel mirino le grandi aziende tecnologiche, mostrando con i suoi numeri lo stato di privilegio e arroganza istituzionali in cui queste imprese prosperano. Siamo alla cronicizzazione dell’elusione fiscale, che diventa anche pesante ricatto sugli stati in nome di masse monetarie gigantesche che vengono spostate per sostenere questo o quel debito pubblico, o affossarlo. 

Ottocento miliardi di capitali liquidi che vagano per il mondo e determinano la fortuna di questa o quella borsa. Si calcola ormai che il settanta per cento delle risorse manageriali e di tempo della Silicon Valley siano occupate ogni giorno per ottimizzare l’uso di questi soldi. Il tutto al di fuori delle più ordinarie  imposizioni fiscali. La media d’imposizione che grava sulle attività del big tech è attorno al quattordici per cento, un terzo in meno rispetto alle aliquote più privilegiate del sistema fiscale americano. Non parliamo poi dell’Europa, o dell’Italia  in particolare: su 2,5 miliardi di euro di fatturato nel 2018 sono state pagate tasse solo per 64 milioni di euro, più 39 di multe successive.

La web tax, o meglio il rientro nel circuito legale di queste vere e proprie repubbliche corsare che navigano sul mercato virtuale globale diventa così un’emergenza. Ma non ne è la principale. C’è un’altra tassa che deve essere regolarizzata, questa volta gli esattori sono proprio gli evasori fiscali e riguarda la libertà: grava ormai su tutti i sistemi democratici un’imposta che ognuno di noi paga nella subordinazione dei suoi comportamenti e delle proprie opinioni a sistemi cognitivi invasivi e pervasivi.

La prima affermazione della nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha toccato proprio questo tema: il digitale è un’emergenza civile in Europa. La letteratura è vasta, fin troppo. Più debole appaiono invece le procedure e le strategie per rendere appunto civile quella straordinaria opportunità che il sistema degli automatismi computazionali offre all’emancipazione dell’umanità. Il buco nero che abbiamo dinanzi tocca proprio un aspetto strutturale e costitutivo del sistema digitale, ovvero l’uso e il suolo della soggettività in un mondo che tratta appunto di scelte soggettive. 
Siamo sul ciglio di un terribile vulcano in cui si può morire di libertà malintesa. 

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