Modena tra flussi e luoghi
Anno: 2009 | Territorio: Nord Est
Parlare di un “modello Modena” non appare più né corretto, né utile. Anzi, è quasi un ossimoro all’interno di un territorio che storicamente ha tratto la sua forza economica proprio dalla discontinuità, dall’ “eresia” rispetto ai paradigmi economici e sociali egemoni. Questo lavoro mira ad analizzare l’economia e la società modenese spogliandola dall’ allure del “caso di scuola” e cercando di immaginare un percorso evolutivo depurato dalla retorica nostalgica dei “bei vecchi tempi”. Anche perché è da un po’ che i “bei vecchi tempi” sono ormai un ricordo lontano, che la crisi ha contribuito ad allontanare ulteriormente. L’ottica non è più, infatti, quella glo-cal del “pensare locale e agire globale”, in cui il mondo era un terreno di opportunità in cui mettere in gioco la propria specificità. Oggi l’ottica è quella lo-bal, in cui il “mondo” diventa il nastro trasportatore stesso su cui viaggia il prodotto o il servizio e il “locale” diventa depositario di funzioni – più o meno intelligenti, più o meno pregiate – attraverso cui generare valore. Tali nastri trasportatori su cui viaggia il prodotto sono, in altre parole, le reti. E chi le governa – non più e non solo la politica – è definibile come capitalista delle reti. Da un lato, quindi, vi è la necessità dei territori di mediare tra identità e i flussi, di agganciarvisi e allo stesso tempo di impedire che a ciò venga sacrificata la propria coscienza di luogo. Dall’altro, affinché ciò avvenga, è necessaria una stretta interrelazione tra il capitalismo di territorio e quello delle reti, acquisendo quest’ultimo piena coscienza del carattere “pubblico” implicito nel proprio ruolo ed assumendo, conseguentemente, responsabilità generali in materia di sviluppo economico e coesione sociale. In mezzo la Camera di Commercio, baricentrica per il raggiungimento di questo duplice obiettivo. Attraverso un’attività di “sindacato del territorio” nel promuoverne, tra le reti e i flussi, le principali istanze strategiche. Ed un attività di “innovatore culturale” tra i territori e i luoghi, nel sollecitarne la necessaria, continua ed “eretica” modernizzazione.



