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I treni di bellinzona, modello di industria da salvare e replicare.

IL SOLE 24 ORE - 12 ottobre 2008

Potrà sembrare molto retrò, in tempi in cui ci chiediamo come sarà possibile spegnere l'incendio dell'economia di carta, tornare ad un microcosmo di ferro. Parlando di locomotive, binari e carri ferroviari. Che sono stati simboli e volano dell'espansione capitalistica quanto e forse più delle borse e delle cartolarizzazioni. In quei lunghi cicli ove tutto si tiene che vanno dal primo al quinto capitalismo. Li leggiamo solo con gli occhi del presente.
Guardando lassù ai piani alti della finanza. Non è male abbassare lo sguardo, proprio nella Svizzera delle banche e della finanza. Raccontando un conflitto locale come quello scoppiato alle Officine Ferroviarie di Bellinzona. Qui le Ferrovie Svizzere, una società anonima di proprietà della Confederazione, volevano tagliare 400 posti di lavoro ritenendo il polo di manutenzione di Bellinzona un ramo secco da ristrutturare. E' stata occupata la fabbrica ed è iniziata una lunga vertenza che si è appena conclusa. Conflitto che rimanda al come i luoghi resistono ai flussi. Che è poi quello che ci chiediamo temendo quando la crisi dell'economia di carta scaricherà a terra l'elettricità dei temporali in atto nei cumulo-lembi della finanza. E' anche un po' quello che abbiamo visto in val di Susa per l'attraversamento del Corridoio 5. Caso che come quello di Bellinzona ai treni e alla logistica rimanda. In quest'Officina si manutenevano 561 locomotive e 2mila carri l'anno.
Lavoro operaio di un tempo. Da aristocrazia operaia ad alta specializzazione per le locomotive che servono per il traffico sull'Altopiano e sulle linee di montagna.
Viene alla mente il rosso trenino del Bernina appena censito come patrimonio dell'umanità dall'Unesco.

Anche i 400 manutentori di Bellinzona erano percepiti un po' come un patrimonio del passato destinato a seguire il destino delle loro locomotive. Entro il 2008 è prevista una gara da 5milardi di franchi per la nuova serie di 200 moderni intercity destinati alle linee sull'Altopiano. Treni più lunghi, con carrozze a due piani e la trazione distribuita lungo tutto il treno e non più in una singola locomotiva. In tutta Europa dal 2010 il traffico viaggiatori verrà aperto alla concorrenza. Entrano in gioco nuovi attori. In Italia il gruppo industriale NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori) ha ordinato ad Alstom 25 treni superveloci. In Francia le Ferrovie Francesi sono nel mirino di Air France-KLM. Il gruppo aereo intende associarsi alla società privata VEOLIA nell'acquisto dei nuovi supertreni di Alstom per servire i grandi aeroporti e per collegare in modo più vantaggioso che con l'aereo gli spazi metropolitani. In Germania il 25% del settore traffico e logistica delle Ferrovie Tedesche verrà quotato in borsa per almeno 7 miliardi. Mentre sarà sempre lo Stato a gestire l'infrastruttura. E' in questo scenario che diventa ben poca cosa l'Officina di Bellinzona. L'occupazione della fabbrica in difesa del posto di lavoro trasforma un conflitto operaio sindacale in un caso territoriale, cantonale e nazionale. La fabbrica occupata diventa luogo del racconto e di riflessione sulla storia e sul futuro della rete ferroviaria. Tutte le forze politiche si mobilitano. Sino ad arrivare all'emblematico giorno quando, montati su un treno, i 400 operai dell'Officina sono ricevuti dal governo svizzero per trattare, applauditi prima di stazione in stazione dalla popolazione. Come fosse il simbolo non più solo di una rivendicazione operaia ma di una ribellione territoriale. Non a caso molti commentatori hanno scritto che il caso delle Officine di Bellinzona ha rischiato di mettere in crisi l'invidiato e storico impianto dello Stato Federale.

Non so quale sarà il destino, nel piano di ristrutturazione delle reti, delle Officine di Bellinzona. Attualmente si tratta e i licenziamenti sono stati ritirati. So però che lì per alcuni mesi la memoria dei conflitti operai di fabbrica del 900 e i problemi dell'ipemodernità del secolo che viene avanti si sono saldati. Rivendicazioni operaie e rivendicazioni territoriali si sono saldate avendo come obiettivo la ristrutturazione e le decisioni cantonali. In tempi di federalismo italico e di flussi finanziari che quotano in borsa anche i binari dei treni mi pare un caso di conflitto cui prestare attenzione.



Aldo Bonomi


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