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QUANDO IL TERRITORIO RIALLACCIA I NODI DELLA PARTECIPAZIONE

IL SOLE 24 ORE
14 ottobre 2007



Sembra il trionfo della partecipazione. In settimana si è votato per il referendum sul protocollo del welfare. Oggi si vota per il partito democratico. Gli esiti delle consultazioni diventano subito merce politica. Rimane questione sociale aperta un ragionamento sui tanti che non hanno votato e non voteranno. Che interroga il sistema delle rappresentanze e il ceto politico. Il referendum ha attraversato tutte le filiere dei lavori. Dentro le mura delle grandi fabbriche, soprattutto metalmeccaniche, ha prevalso il No. Fuori dalle mura nel pubblico impiego, nei pensionati e negli altri settori produttivi ha prevalso abbondantemente il Sì. Ma c'è una zona grigia che è quella delle tante imprese ed impresine che lavorano per le medie e grandi imprese dove si è fermata la partecipazione.

Lì non si son fatte assemblee sindacali. Non si sono accesi i fari dei mezzi di comunicazione come alla Fiat. Eppure sono più di 6 milioni le imprese del capitalismo molecolare. Comprese le tante imprese individuali di lavoratori con partita Iva che operano nei servizi. Anche loro non hanno votato. Se non i pochi che sentendosi precari e non tutelati dal loro fare impresa si avvicinano al sindacato.

Che giustamente osserva i dati dei call center. Uno dei pochi luoghi ove l'ambiguità tra lavoro normato e prestazione professionale si riesce a cogliere. Come per gli immigrati. Coinvolti nel gioco democratico dentro le mura delle imprese, ma invisibili nei cicli diffusi della manutenzione urbana, del badantato, dell'edilizia. Il che ci fa capire che abbiamo giustamente votato, ci siamo divisi e contati, per il nostro protocollo sul welfare, per i nostri scalini e scaloni. Rimane la questione aperta degli scalini e delle scale da costruire e da salire per la visibilità e l'inclusione degli invisibili.

E' sul territorio, in fabbriche a cielo aperto dove ci sono imprese strutturate e visibili e filiere carsiche di subfornitura, di servizi, di nuovi lavori che si è scheggiato il diamante del lavoro. Qui bisogna tornare. Osservazione che vale anche per il partito democratico. Non ha fatto notizia, ma oggi c'è un solo luogo ove chi andrà a votare per il partito democratico non sceglierà una per Veltroni, per Letta, per la Bindi, per Adinolfi e per Gawronsky: è il Trentino.

Qui si eleggeranno 21 delegati che rappresenteranno quel territorio federandosi al partito democratico. Più che i grandi temi si sono privilegiati i sussurri delle vallate, i problemi della modernizzazione di un territorio attraversato da grandi reti verso il Brennero, i temi dell'oro bianco che fa funzionare le centrali idroelettriche, il turismo alpino di fronte al mutamento climatico, come allargare la coperta stretta del welfare per gli immigrati. Tematiche che non ho visto animare più di tanto le molte liste e listine di sostegno ai candidati alla guida del futuro partito.

Eppure se si va per microcosmi dalle Alpi alla Sicilia è tutto un fibrillare di questioni locali. Da quelle grandi, come la TAV in Val di Susa, il Ponte sullo Stretto, la Salerno-Reggio Calabria, la BreBeMi, Malpensa e Fiumicino, la Pedemontana Veneta, il Corridoio adriatico; a quelle piccole, che tali non sono. I campi rom a Milano e Roma, la sicurezza e il degrado del centro storico di Bologna, l'emergenza rifiuti in Campania, i rigassificatori a Brindisi e Livorno. Tanto per citare temi, grandi o piccoli, che partendo dal locale sono diventati cronaca nazionale.

E che partendo dai sussurri e dal disagio del locale sono diventati temi di cui discutiamo. Si cerca di metterli assieme evocando di volta in volta la questione settentrionale, quella meridionale, e la crisi del modello tosco-emiliano. Avendo in mente paradigmi e logiche della politica che hanno sorretto quelle forme partito che oggi si sciolgono in una forma nuova proprio per interpretare il mutamento epocale. Sono cambiate le forme di produzione, la composizione sociale, i modi per rappresentare interessi, passioni e forme di convivenza.

Che hanno come primo luogo di condensa il territorio. Qui, i problemi grandi, quella della modernizzazione per stare nello spazio globale, e quelli piccoli, delle forme di convivenza di una società che cambia, sono più visibili e diretti. La politica e le rappresentanze se vogliono cambiare possono riconoscere e riconoscersi nelle tante "tribù territoriali". Termine usato da Bill Clinton che diceva che il far politica è in primo luogo il "fare raduno delle tribù e costruire con loro una visione di futuro". Più banalmente questa settimana, vista dal territorio, si conclude con un interrogativo forte. La partecipazione sociale e politica si costruisce dall'alto o dal basso?



Aldo Bonomi


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