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TECNOBODY, FABBRICA DI ROBOT CHE GUARISCONO GLI UOMINI

IL SOLE 24 ORE
18 febbraio 2007



I piedi degli atleti correranno alle Olimpiadi cinesi su piste realizzate dalla Mondo Rubber di Alba e i corpi si terranno allenati con le sofisticate macchine della Technogym di Cesena. Due multinazionali tascabili che si sono aggiudicate l'ambita vetrina globale.

Un sogno per Stefano Marcandelli della Tecnobody.

Una microimpresa di 10 addetti specializzata in macchine per la riabilitazione motoria. Nata come lui, figlio di un operaio, nel quartiere popolare Valtesse di Bergamo.

E' una classica storia del capitalismo molecolare dell'Italietta. Da piccolo voleva fare il medico. Gli tocca l'istituto professionale. Diventato perito elettronico, medicina è troppo lunga e costosa.

Si laurea a 24 anni all'Isef di Milano con 110 e lode portando come tesi una macchina riabilitativa costruita in cantina. Che potrebbe avere ricadute commerciali. Il settore del fitness è un settore già presidiato e troppo alta la soglia degli investimenti.

Lui ha in tutto dieci milioni di lire di risparmi. Guarda al biomedicale che evoca ricerca scientifica e tecnologica basata su biologia molecolare, genomica, ingegneria genetica, staminali.

Nulla di tutto questo. Va dal primario del centro di riabilitazione dell'ospedale di Bergamo e gli propone una pedana riabilitativa basculante collegata al computer che permette, come in un videogioco, di quantificare e verificare il risultato delle cure sul paziente.

La progetta, la costruisce, avvalendosi di artigiani di impresine bergamasche e la vende agli ospedali che diventano così i suoi clienti e il suo laboratorio di ricerca.

Passa ore nei reparti di riabilitazione, osserva, copia, innova. Discute con i primari, i medici, i fisioterapisti.

Imparando molto e condividendo la passione di inventare macchine non solo per guarire, ma per migliorare la qualità della guarigione. Si esce dal sottoscala, si va a Lentate (BG) in un capannone.

Dove si producono 80 macchine l'anno, un po' di prototipi per un mercato fatto di un centinaio di ospedali. Dal 1995 ad oggi Tecnobody ha installato 450 macchine nei centri di riabilitazione della penisola.

Si è allargata anche al fitness vendendo alle palestre che, oltre ad occuparsi di atletica, offrono anche servizi di fisioterapia preventiva. Per un fatturato che non supera il milione di euro. Anche perché il modello produttivo è da micro fabbrica virtuale. Tre soci, Stefano Marcandelli, un responsabile software che era con lui nel sottoscala, un addetto alla produzione e sei tecnici elettronici e addetti al cad. Le macchine, una volta progettate, vengono realizzate avvalendosi di un centinaio di fornitori artigiani, (carpentieri falegnami tornitori verniciatori) che stanno tutti nella bergamasca nel raggio di 20 chilometri.

Per la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti ci si avvale di reti un po' più lunghe.

Ci si collega con due centri di eccellenza come la Fondazione Don Gnocchi a Milano e la Fondazione Maugeri a Pavia. Si fa ricerca con i dipartimenti di bioingegneria dell'università di Milano, Torino e Pavia.

Osservando un progetto di robotica che le università hanno realizzato per l'industria automobilistica, il braccio antropomorfo che si usa nell'industria dell'auto per la verniciatura, Marcandelli ha realizzato il suo ultimo prodotto: il braccio tridimensionale per i pazienti che devono riabilitare braccia e spalla.

Tecnobody è una piccola impresa in grado di realizzare produzioni complesse. In una nicchia del più vasto mercato del biomedicale.

Poca cosa in confronto al colosso americano Biodex o ai laboratori di ricerca sulle nanotecnologie.

Ma questa capacità di fare innovazioni di prodotto, di usare i saperi artigianali diffusi sul territorio, di fare sperimentazione e ricerca con le Fondazioni e le Università e di stare sul mercato ne fanno un caso esemplare.

Partendo dagli ospedali e dalle palestre italiane ultimamente comincia a vendere anche in Germania. Il rivenditore tedesco è molto radicato anche nel Far Est e ha proposto a Marcandelli un contratto per la Cina. Chissà, le Olimpiadi sono vicine.


Stefano Marcandelli



Aldo Bonomi


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