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LA SINISTRA CHE NON CAPISCE

IL SOLE 24 ORE
31 maggio 2007



Il Partito Democratico e la questione settentrionale. Due dimensioni che i risultati elettorali hanno rimesso drasticamente in primo piano. Ma come dimostrazione di una politica che, per autoreferenziale sopravvivenza, continua a guardare con i vecchi schemi una realtà in profondo mutamento. Il vero e il falso: ecco le dicotomie del Nord.

Tutto è cominciato dalla crisi della grande impresa e delle partecipazioni statali. Torino e Genova ne furono l'epicentro. In parte anche Milano e Porto Marghera. La valanga coinvolse le fabbrichette dell'indotto e dei distretti.

I più deboli, dentro i cancelli e nei loro capannoni in crisi, operai o padroncini senza più coscienza di classe o di produttori, urlavano che la colpa era di Roma ladrona. Per poi rimettersi sotto sforzo a raccattare i cocci.

Ristrutturando grandi imprese che si facevano più snelle e flessibili, selezionando tra i piccoli gli innovatori di prodotto e di processo, facendo condensa attorno a medie imprese in grado di reggere l'urto e navigare nello spazio aperto dei mercati globali. In questi anni di feroce transizione, che qualcuno ha chiamato declino, al Nord è rinato un capitalismo manifatturiero tutt'altro che impresentabile.

Organizzato per filiere complesse, spalmate in piattaforme produttive territoriali che hanno creato fabbriche a cielo aperto che vanno da Cuneo ad Alessandria, da Varese a Brescia, da Verona a Pordenone e più giù lungo la via Emilia e la città adriatica. La sinistra, che sapeva tutto del ciclo e dei ritmi della catena di montaggio non sa più nulla di quei territori ove sono al lavoro milioni di addetti.

Le catene di montaggio delle filiere produttive necessitano di strade e autostrade, reti di connessione ad alta velocità delle città-regione, aeroporti, fiere, università, banche.

Lavoro-lavori
Si lavora e si produce in sistemi territoriali sempre più diffusi e meno concentrati. La parola chiave non è più il lavoro al singolare, ma i lavori al plurale. Si ha paura a dire che al Nord prevale il lavoro autonomo rispetto al salariato. Nel Nord milioni di soggetti fanno impresa come migliaia di giovani lavorano nelle nuove professioni dei servizi e della creatività con autonomia, rischio e merito, implementando le loro conoscenze. In contesti di flessibilità e mobilità territoriali stressanti. Basti pensare ai "carribestiame" che trasportano i nostri pendolari. A questo nuovo esercito del lavoro non si indica un futuro possibile che abbassi il rischio di non avere una pensione e alzi la qualità dei servizi. Si offre il ritorno al passato, all'unico codice che la sinistra conosce e difende: quello del lavoro normato e salariato.

Appartenenze-identità
In questa fissità si continua a pensare a un mondo in cui tutti si lavorava nello stesso luogo e nello stesso modo. Questo un tempo produceva le appartenenze di classe e di categoria. Oggi ognuno lavora in tanti posti diversi, in modi diversi e più che le appartenenze si sviluppano le identità: individuali, di genere, delle professioni, territoriali. Le appartenenze si sono dissolte. Se non ho più appartenenze, con difficoltà mi costruisco identità plurali, e mi tengo stretta l'identità elementare dall'appartenere al mio territorio.

Uguaglianza-opportunità
Le identità di territorio e di professione sono sorde al richiamo della parola chiave che la sinistra ha sempre saputo usare per emancipare gli ultimi: l'uguaglianza. Nel Nord abbiamo a che fare con una società dell'individualismo compiuto in cui non ci si sente ultimi. Al contrario ci si sente primi nel sistema Paese e collocati sul confine della competizione globale. Più che il linguaggio dell'uguaglianza rispetto ai bisogni, si vorrebbero sentire proposte di opportunità rispetto al merito nel fare impresa, nel fare professione. Coniugare merito e bisogni è questione antica per la sinistra. Non farlo produce incomunicabilità.

Utopia-eterotopia
A questi soggetti sociali non si può rispondere solo con l'utopia di un altro mondo possibile, del sol dell'avvenire. Siamo in piena eterotopia, che significa voler realizzare qui e subito il miglior mondo possibile. Magari partendo dalla propria comunità locale. Le piccole isole eterotopiche accettano di essere attraversate dai flussi della globalizzazione economica.

Emigrazione-Immigrazione
Sono isole che hanno ormai dimenticato di essere state terre di emigrazione. Con difficoltà dialogano con un flusso indispensabile al loro fare impresa e al declino demografico: l'immigrazione. Tutto va bene fino a che il flusso migratorio lo si piega al codice lavorista, dell'impresa e dei servizi. Fuori dall'impresa i processi di integrazione e le forme di convivenza tengono con più difficoltà. Sassuolo, Opera, via Paolo Sarpi, Brescia, Padova, Alessandria, Rho: quartieri e comunità operose sono state ultimamente attraversate da microconflitti verso gli stranieri. All'intolleranza non si può rispondere solo con il codice dell'accoglienza. Per di più lasciata solo a preti volenterosi o al volontariato. Occorre anche per la sinistra declinare e comunicare una propria visione della società dell'immigrazione che viene avanti.

Comunismo e comunitarismo
Le fredde passioni economiche, la nuova composizione sociale del Nord ha una ideologia che va oltre le fibrillazioni elettorali come quella recentemente avvenuta che vede egemoni la Lega e il berlusconismo? E' la voglia di comunità, che dà voce al locale per strutturarsi e chiedere servizi e reti per agganciarsi al globale. A proposito di ideologie, il Partito democratico ha l'ambizione di nascere dall'incontro sincretico di due lunghe derive storiche che hanno attraversato il 900: il socialismo-comunismo e il solidarismo cattolico. Da questo sincretismo non è ancora nata una capacità di linguaggio adeguata per capire la voglia di comunità. Se non si opererà questo dialogo, il Nord potrebbe confondere la voglia di comunità con le grigliate delle comunità di paese che accendono i fuochi attorno ai campi rom. Per questo il contenitore dovrà usare le parole per darsi dei contenuti. Ma i primi passi seguono ancora la logica della vecchia politica e dei vecchi giochi di potere.



Aldo Bonomi


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