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SICUREZZA E IMMIGRATI. IL LABORATORIO MILANO
IL SOLE 24 ORE 6 maggio 2007
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Istituzioni politiche e forze sociali si confrontano sul tema della sicurezza. Le televisioni, ottimo il lavoro di specchio locale di Telelombardia, spettacolarizzano il tema. Competere per l'Expo o discutere di campi nomadi, anche troppo, con punte pericolose di intolleranza, celebrare i fasti del salone del mobile e fare i conti con il commercio all'ingrosso cinese in Paolo Sarpi è la forbice divaricante che viviamo.
Immagine di una società, di una Milano che vive contemporaneamente il competere nel mondo e le paure nel locale. Non meraviglia. Sono i grandi temi su cui si giocano le elezioni presidenziali in Francia e che hanno tenuto davanti alla televisione più di 20 milioni di elettori.
Segnale, per ciò che riguarda la nostra città, di una transizione del fenomeno dell'immigrazione che occorre accompagnare e governare. L'inclusione degli immigrati ha dato tutto ciò che poteva e la città ha accolto come una spugna la nuova forza lavoro.
Nei servizi gli immigrati sono il 25% della forza lavoro, nell'edilizia il 40%. Le badanti sono più di 53mila e le attività commerciali gestite da immigrati sono 5.598. Vieni a lavorare a Milano è uno slogan che funziona.
Un po' meno il vieni a vivere a Milano. Occorre interrogarsi su temi che rimandano alle forme di convivenza. Anche in questo Milano non deve negarsi il ruolo di città laboratorio. Occorre calarsi nell'inquietudine delle differenze.
Interrogarsi sui sentimenti che evocano tutto ciò che è "diverso", "straniero". E' il tema del convegno di domani all'Umanitaria, organizzato da Unidea e dalla Casa della Carità, con una lecture del sociologo Michel Wieviorka direttore della scuola di alti studi di scienze sociali di Parigi.
Wieviorka, che ha studiato il fenomeno della rivolta delle banlieue parigine, si occupa di conflitto, razzismo, dei movimenti sociali e di tematiche quali le differenze culturali. La Casa della Carità non è nuova assieme alla Fondazione Unidea ad iniziative di profilo alto.
Ha realizzato un'Accademia della Carità facendo venire nella nostra città da Bauman, quello della società liquida nella globalizzazione, a Sennet con il suo uomo flessibile, a Marc Augè con i suoi non-luoghi. Iniziative che vanno oltre il terreno culturale.
Don Virginio Colmegna partecipa spesso ai tavoli del Comune e della Prefettura sulle emergenze, ma anche con iniziative che ci interrogano. Come l'Accademia, la mostra in corso alla Permanente di artisti che producono colori per vincere l'egoismo e mettendo in cantiere per luglio-agosto in Triennale una mostra-dibattito sui rom, i nomadi, gli zingari.
Se riusciamo a tenere assieme l'innovazione dall'alto per l'Expo e della Fiera con l'innovazione dal basso data anche dal sapere sociale che si forma in fondo a Via Padova forse si chiuderà la forbice divaricante delle "due città che stanno in una". Altro non è la Milano che viene avanti.
Aldo Bonomi
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