|
|
 |
LO SVILUPPO DEL SUD SFRUTTI LE ECCELLENZE PRESENTI SUL TERRITORIO
IL SOLE 24 ORE 25 novembre 2007
|
 |
 |
Bene ha fatto Carlo Trigilia su Il Sole24ore del 18 novembre a ricordarci che mentre tutti seguivamo il gioco binario resistenza/spallata attorno alla finanziaria di 19 miliardi nessuno ragiona sui fondi per il Sud. Vi saranno investiti nei prossimi 15 anni 120 miliardi di euro. L'ultima botta di risorse comunitarie abbondanti. L'ultima spallata per uno sviluppo possibile. Da più di mezzo secolo si ragiona in termine di spallata definitiva per risolvere la questione meridionale. Da quella fordista che doveva portare l'industria pesante e la grande impresa, all'ultima che sogna il Mezzogiorno come un enorme piattaforma logistica in attesa dei cargo che arrivano dalla Cina.
In mezzo c'è stata la stagione del "sogniamo California" con il turismo, dell'industrializzazione leggera esportando i distretti da Nord a Sud con i contratti d'area, quella dei saperi basata sui parchi tecnologici e quella dello sviluppo locale, con i patti territoriali. Nessuno di questi modelli ha risolto definitivamente il problema dell'aggancio del territorio all'economia della nazione.
La questione si fa più urgente in tempi di economia globale. Alimentando la questione settentrionale, che chiede risorse per modernizzare territori a sviluppo maturo che vogliono competere, e la questione meridionale che a tutt'oggi si caratterizza per uno sviluppo incompiuto. Forse val la pena partire dal racconto di ciò che resta. Partiamo dal mito del fordismo. Rimane la Fiat a Melfi e a Termini Imerese, la stracitata Etna Valley del colosso elettronico St Microelectronics. Sono entrambe due grandi imprese porta sulla globalizzazione. Per fortuna non sono sole.
Nell'entroterra di Taranto, l'Alenia ha insediato uno stabilimento ove si produce una parte del nuovo Boeing 787. I nuovi 500 assunti sono stati selezionati in una rete di saperi con l'università di Bari e Napoli. Anche agli operai è richiesto un diploma di scuola superiore. Si incomincia a porsi il problema di trattenere cervelli e non solo braccia. Anche la Bosch insediata nel barese è passata negli ultimi 5 anni da 700 a 2.400 dipendenti. Così come a Napoli c'è la Città della Scienza a fianco dei ruderi della siderurgia di Bagnoli, il polo dell'avionica, in una città dove è problema lo smaltimento dei rifiuti. Ciò che resta del sogno della grande impresa pare essere caratterizzato da un massimo sforzo di innovazione circondato da un massimo di mediocrità.
Eppure in mezzo crescono esperienze e soggetti. Per la logistica più che aspettare i cargo cinesi c'è chi va in Cina ed apre i propri uffici di spedizioniere. Partendo dal porto di Salerno, Il gruppo Gallozzi opera a Malta, a Tunisi, a Londra, a New York. E l'11 dicembre aprirà la propria sede di Shangai. L'industrializzazione leggera non ha certo tappezzato il territorio del Mezzogiorno di mitici distretti.
Sappiamo tutti che non sono meccanicamente esportabili. Nemmeno da nord a sud. Mi paiono più interessanti i distretti e le esperienze impresa artigiana con 4 dipendenti si è trasformato in un gruppo che ha 215 dipendenti dentro le mura, ma ne muove quasi 1000 sul territorio. Così come è un caso di successo l'impresa Donna Fugata di Josè Rallo che con il suo "piccolo fatturato" di 18 milioni dato di vini di qualità riesce a esportare in 50 Paesi. Anche del sogno californiano qualcosa è rimasto. Al di là delle eccellenze, la Costa Amalfitana, Taormina.
In Puglia, Sicilia e Sardegna qualcosa si muove. Ci si interroga sulla destagionalizzazione, su come intercettare i grandi flussi del turismo globale e le rotte delle navi da crociera e il turismo di qualità. Anche in questo settore si incominciano a trovare tour operator con più di mille addetti. Certo tra stagionalità, nuove figure professionali, dalle guide turistiche agli animatori, non tutti sono posti di lavoro da normati-salariati a vita. Ma almeno si inizia ad interrogarsi sulle fabbriche del turismo.
La stagione dei patti territoriali non ha prodotto la valanga dello sviluppo locale. Ogni piccolo Comune ha cercato di valorizzare la propria chiesina, il proprio castello, la propria villa padronale, i prodotti tipici e le trattorie locali. Iniziative minute, di piccola scala che producono un po' di reddito ma soprattutto hanno prodotto senso. Una coscientizzazione del territorio a cui è chiaro che se sviluppo sarà questo non dipenderà più solo dalle grandi ondate che vengono dall'alto.
Ne tengano conto il ministro Pierluigi Bersani che sul Sole-24 Ore del 20 novembre auspica una cabina di regia per il Mezzogiorno e il governatore della Campania, Antonio Sassolino (si veda Il Sole-24 Ore di ieri), il quale sostiene che bisogna partire dalla qualità e dalla trasparenza. L'importante è partire dal territorio. In questo la questione meridionale ha gli stessi tratti della questione settentrionale.
Certo a Nord le eccellenze, le medie imprese hanno fuori dalle mura filiere territoriali. A Nord il problema è come consolidare le piattaforme produttive manifatturiere con una rete moderna di servizi territoriali che partono dalle città regione. Nel Mezzogiorno i numeri dell'imprenditoria sono meno densi, gli imprenditori sono più soli, ma ci sono. Da loro bisogna partire modernizzando a Sud come a Nord il territorio, dotandolo di reti e di città che producono servizi e porte per agganciarsi alle economie globali.
Aldo Bonomi
|
 |
|
 |
|