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NON C'E' SCANDALO SE IL SINDACO E' NEL CORTEO
IL SOLE 24 ORE 29 ottobre 2006
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Ci viene naturale fare del Sindaco e del Comune la buca delle lettere del nostro vivere sociale. Per gli asili nido, per le case di riposo, per la casa e per gli sfratti, per i temi dell'immigrazione, per gli ambulanti abusivi e ultimamente per le nostre insicurezze e anche per le notti bianche, mischiando paura e loisir, chiediamo al Sindaco di accompagnare il nostro vivere quotidiano. Sempre al Sindaco chiediamo servizi efficienti per i trasporti, la luce e il gas. Beni elementari erogati un tempo dalle municipalizzate, oggi multiutility sottoposte allo stress del mercato, da cui dipende la qualità della nostra vita di utenti-clienti e cittadini. Se poi c'è la crisi di una grande impresa come la Fiat o il caso dell'Eni a Porto Marghera, si chiede a Chiamparino e a Cacciari di intervenire, di mettersi in mezzo e di occuparsi anche dei temi del lavoro e dello sviluppo. Per questo trovo scandaloso che all'interno del centro-sinistra ci si meravigli di Chiamparino che alla convention dell'Anci critica la finanziaria in deficit di politiche di sviluppo e di sostegno agli enti locali e che si faccia scandalo del fatto che Cacciari partecipi a Mestre alla protesta degli artigiani e dei commercianti veneti verso una finanziaria che molto prende, poco taglia e poco dà per il futuro. Questo significa non capire che nella nostra storia sociale ed economica il Sindaco è sempre stato in mezzo. Figura carismatica del welfare locale, ma anche dello sviluppo locale e territoriale. Da chi andavano, se non dal Sindaco gli artigiani, i commercianti, gli albergatori che, più cresceva il loro capitalismo minuto, più avevano bisogno di aree produttive, di modernizzare i tempi e le regole per il commercio e per il turismo? Nel Veneto, quattro milioni e mezzo di abitanti con una popolazione attiva di due milioni, l'80% vive di lavoro autonomo o da titolare o da dipendente. Data questa composizione sociale, non capisco il perché si faccia scandalo se politicamente ci si confronta con loro che sono quelli che, a ben vedere, votano ed eleggono il Sindaco e non solo. In questi anni sono cresciuti nel loro fare impresa, commercio e turismo partendo dal ruolo che svolge una "città porta" globale come Venezia, parco a tema storico che tutti conoscono nel mondo. Sono una moltitudine che, partendo da Mestre, inoltrandosi nella Pedemontana veneta, l'hanno trasformata in una piattaforma produttiva che compete nella globalizzazione. Se si dialoga con loro si capisce che gli artigiani non sono più quelli di un tempo che chiedevano solo più capannoni. Così come i commercianti e gli albergatori iniziano a capire che non basta più lo spazio di posizione come rendita. Non basta più il produrre e il lavorare dalla mattina alla sera per essere competitivi nella globalizzazione. Chiedono reti e servizi per competere. Beni pubblici elementari come il passante e le autostrade e reti più sofisticate come aeroporti, i corridoi europei, le università che supportino la ricerca e l'innovazione. Per questo a Mestre, oltre che dell'insediamento dell'Eni, si discute anche della piattaforma logistica di Porto Marghera. In quell'80% di lavoratori autonomi del Nord-Est, molti sono giovani precari o con la partita Iva che lavorano nel ciclo della consulenza dei servizi e del turismo. Venezia è la città italiana con il più alto numero di eventi quotidiani legati all'immateriale. E, allora, nessun scandalo se Cacciari, che ha affidato l'assessorato alle attività produttive a Giuseppe Bortolussi della Confartigianato di Mestre, sogna con lui di costruire in un giorno non lontano anche la Casa delle nuove professioni. Dove i lavoratori autonomi di seconda generazione potranno fare rappresentazione di sé. Visto che per loro, che sono senza rappresentanza, in Finanziaria non c'è traccia di un'idea di futuro.
Aldo Bonomi
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