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Certo che è ben sfortunata Sassuolo. Prima per il condomino ghetto del Quartiere Braida diventa simbolo rovescio dell'allergia xenofoba verso gli immigrati che contamina anche la tollerante Emilia rossa. Poi con il caso Iris (780 licenziati), si ritrova in prima pagina sui giornali come emblema di "un'orizzonte spettrale per l'Italia dei distretti industriali". Gli dedico volentieri un microcosmo. Accomunandola a tutte quelle piccole capitali dei nostri distretti che, a fronte di una transizione economica difficile per competere nella globalizzazione, si ritrovano oggi in mezzo al guado. Nell'acqua gelida della crisi finanziaria che morde il tessuto imprenditoriale. Se Sassuolo, Modena, Brescia, Biella, Vicenza... ce la faranno a risalire la china della classifica della qualità della vita del Sole 24 Ore, vorrà dire che anche questa volta avranno superato le difficoltà. Altrimenti amen. Ho l'impressione che Sassuolo ce la possa fare. Anzi. Sulla strada da lì a Fiorano si ritrovano tutti gli elementi di un racconto socio-economico per continuare a cercare e continuare a capire come ne usciremo.
Parliamo di un settore, quello delle piastrelle, che fattura 5,7 miliardi, cui va aggiunto 1 miliardo di fatturato delle imprese del distretto che si sono internazionalizzate. Certo subisce la concorrenza della Spagna, che vende a -30% di noi, del Brasile (-40%) e dei cinesi (-50%). Eppure si esporta il 70% del prodotto mantenendo la leadership mondiale nei mercati evoluti e nella fascia alta dei mercati emergenti.
Brasile e Cina compresi. Posizioni raggiunte mantenendo e ristrutturando l'identità manifatturiera. Fatta da dieci multinazionali tascabili, da Marazzi che ha 3mila addetti, Panaria 1700, Concorde 1500, e Emil Ceramica più di mille. Ognuno di questi gruppi si è internazionalizzato con impianti in Nord America, nella vecchia e nuova Europa ed in Russia. Marazzi che ha 3mila dipendenti a Sassuolo e 3500 nel mondo. Poi ci sono 100 piccole imprese, rispetto alle 10 imprese leader. Con fatturati che vanno dai 12 ai 120 milioni. Con 50 addetti le più piccole e 500-600 addetti le più robuste. Anche loro si sono internazionalizzate. Non con la produzione ma con una rete di 400 negozi-magazzino. Questa fabbrica diffusa a cielo aperto dà lavoro a 22mila addetti nel distretto e 6700 sono gli occupati nella rete globale. Numeri che spiegano anche la crisi del condominio-ghetto del Quartiere Braida. La richiesta continua di mano d'opera ha portato a Sassuolo 5mila immigrati regolari e se ne stima un buon numero di irregolari.
Mutando l'antropologia del distretto, avendo questo acquisito un 10% di nuovi cittadini. Ristrutturato e innovato il tessuto manifatturiero, per reggere la competizione sul terreno della qualità si passa da logiche di distretto a strategie da tecnopolo. Dai saperi contestuali del territorio ai saperi formalizzati di un'innovazione tecnologica continuata: automazione del ciclo e realizzazione di magazzini verticali per la logistica in uscita che permettono il time to market orientato al cliente. Crescono imprese ad alta innovazione come la System che occupa 150 ingegneri impegnati nei servizi avanzati alle imprese del distretto. Si sviluppano strategie di discontinuità commerciale. Dalle piastrelle per la casa si passa a quelle per l'arredo urbano sino alla realizzazione dei green building.
Foderati da piastrelle innestate su un telaio d'acciaio, gli edifici verdi realizzano altissime percentuali di risparmio energetico. Si acquisisce così la leadership nella produzione dei biomateriali per l'edilizia. Non è poco. Dentro la crisi si respira una tendenza verso l'uscita in avanti puntando sulla green economy. Se così sarà, Sassuolo c'è.
Con un bacino di intelligenza territoriale nato negli istituti professionali di un tempo, cresciuto nel consorzio universitario del centro ceramico, che si accinge a realizzare con la Regione il tecnopolo ceramico. Che sarà il punto di riferimento per quella classe creativa di trendsetter del "terzo fuoco". Quello che fissa nella terza fase di cottura della piastrella il decoro, il colore, le tendenze date dalle mode dell'abitare e del costruire. Lavorano in un tessuto diffuso di 50 aziendine di servizi alle imprese. Sono quasi mille i designer, gli architetti, i cacciatori di tendenza che girano il mondo, disegnano e progettano in collaborazione con le reti di commercializzazione dentro le mura delle imprese. Dimostrano che creatività e innovazione non sono solo cicli metropolitani ma dinamiche che attraversano le piattaforme produttive territoriali.
Sono, con i tanti ingegneri indiani che lavorano in Ferrari e vivono a Fiorano, il segno di un altro mondo che viene avanti nella globalizzazione. Di una Sassuolo che verrà. Stupino, a 100 chilometri a sud di Mosca, città satellite della metropoli russa con 50mila abitanti, più o meno come Sassuolo. Qui Marazzi e Concorde, assieme a Mapei (adesivi ipertecnologici per l'edilizia), hanno aperto i loro stabilimenti.
Per ora 700 addetti nell'impiantistica per ceramica. Lentamente si realizzano e si portano, oltre agli impianti, anche le reti dei servizi territoriali del distretto per il nuovo mercato. Senza abbandonare la "tana del lupo" si tenta la gemmazione del distretto. Che a ben vedere è l'identità profonda del nostro capitalismo di territorio. Il Dna su cui puntare anche per attraversare la crisi. Impariamo da Sassuolo. Forse ce la faremo.
Aldo Bonomi |
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