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ROM, SICUREZZA E NUOVA SOLIDARIETA' LA SFIDA DEL FUTURO

IL SOLE 24 ORE
13 settembre 2007



Milano, ed è nel suo destino, mobilita le piccole e fredde passioni economiche, candidandosi per l'Expo, e le paure che chiedono più sicurezza e tolleranza zero. Ne hanno fatto le spese 49 famiglie del campo Rom di San Dionigi, tra il Corvetto e Chiaravalle. Più di 200 persone sono state sgombrate con grida manzoniane sull'igiene e la salute pubblica, in difesa dei cittadini dai nuovi untori che paiono essere diventati i Rom. Si discute animatamente sul fatto che la sicurezza, slogan che condivido, non è né di destra né di sinistra.

E' un dato del fare istituzioni. Mi permetto di aggiungere che anche produrre inclusione e solidarietà sociale non è né di destra né di sinistra. E' un dato del fare società. Le istituzioni senza società e le società senza istituzioni sono entrambe poca cosa. Per capire sono andato a vedere ciò che resta dopo uno sgombero. Una settantina di donne con bambini ricoverati al dormitorio pubblico di Viale Ortles e una sessantina di maschi adulti che dormono su brandine da campo stese nell'auditorium della Casa della Carità. Del luogo dove vivevano non c'è più traccia.

I cingoli delle ruspe hanno cancellato baracche, casette in legno autocostruite e un racconto di inclusione/esclusione sociale possibile. Anche con chi oggi ci appare come il massimo del perturbante: gli zingari. Sul muro dell'auditorium vengono proiettate le fotografie formato tessera che si erano fatti per il censimento del campo.

Volti di immigrati regolari che vivono ai margini della metropoli, negli interstizi di un'economia informale che pensiamo da quarto mondo e che invece ci è entrata in casa. Una comunità alla ricerca di identità come quel pacato paesotto della Brianza che per dire a se stesso cosa era diventato è sfilato tutto dal fotografo. Hanno poi realizzato un libro di fotografie dal titolo "Identità". Scorrono spezzoni di un filmato che una troupe, finanziata dall'Assessorato alla Cultura della Provincia ha realizzato seguendo per tre anni i nomadi del campo di San Dionigi.

Documenta la loro vita quotidiana. Si vedono donne che fanno il pane, la ricostruzione di casette dopo che il campo è bruciato, quelli che vanno al lavoro, i bambini che vanno a scuola, il torneo di calcio giocato all'oratorio di Paderno Dugnano, tra il campo di San Dionigi, quello di Capo Rizzuto e il campo della ex area Falck. Qualcuno osserva che fare il torneo di calcio tra nomadi porta sfiga.

Dei tre campi del torneo non ne è rimasto in piedi uno. Poi scene di un viaggio dei Rom che tornano a casa, in Romania, e una delegazione che discute al parlamento di Bucarest, con i rappresentanti della minoranza Rom, dei problemi dell'emigrare in Italia. Tracce di un lento percorso di inclusione partendo dal lavoro, alla scuola, al confronto con le istituzioni.

Il tutto è rotto dalla sequenza dello sgombero. Bambini, donne, uomini che, con biciclette e mezzi di fortuna, cercano di salvare libri, suppellettili e poche cose prima delle ruspe. Il tutto diverrà un film. Una documentazione utile per capire, da far vedere alla città nella mostra che la Triennale sta organizzando sul tema dei Rom.

Ma ciò che fa capire di più è il parlare con le insegnanti della scuola media Corrado Alvaro di via Mincio e della scuola elementare Fabio Filzi di via Ravenna. Quelle prossime al campo sgombrato. Raccontano che è stato difficile farli venire a scuola. Se hanno avuto un po' di problemi, li hanno avuti con i bambini residenti nel quartiere.

Come si sa tra gli ultimi e i penultimi nel chiedere spazi e bisogni non corre buon sangue. Le insegnanti hanno dovuto mettersi in mezzo, parlare con loro, spiegare, mettere in relazione mondi. Temi pesanti come l'Europa cosmopolita e la globalizzazione dei mercati dell'economia alla fine precipitano in una classe di via Mincio o di via Ravenna.

Caro Penati, non è questione di sociologia spicciola, ma di grandi temi epocali che occorre raccontare per cercare di capire.



Aldo Bonomi


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