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NORD-EST TRA FESTE RAVE E VOGLIA DI FABBRICHE

IL SOLE 24 ORE
4 giugno 2006

C'è da stare poco tranquilli per come si continua a non capire il Nord-Est, troppo spesso raccontato come un ghetto di ricchi evasori e pure un po' edonisti irresponsabili. Unindustria di Treviso associa 2500 imprese per 70mila addetti.

E' capitalismo dei piccoli organizzato in filiere, come quelle per la casa, che vanno dai tegolai ai produttori di finestre, sino alla Permasteelisa (700 addetti in Provincia e alcune migliaia sparse nel mondo) che realizza anche le facciate dei grattacieli di New York e Hong Kong.

Immobiliaristi si dirà. Questi, a differenza dei furbetti del quartierino, le case le fanno più che venderle per tentare improbabili scalate al Corriere della Sera.

Certo il modello TAC (tessile abbigliamento calzaturiero) è esploso in migliaia di frammenti e comportamenti imprenditoriali. Dentro la crisi c'è chi è andato per autostrade, per poi arrivare davvero in via Solferino, chi ha delocalizzato per poi tornare, ma soprattutto dall'abbigliamento e dalle scarpe si è passati allo sport system.

Imprese come la Lotto, Diadora, Nordica e Tecnica vendono un prodotto e uno stile di vita. Molti di loro sono partiti dal distretto di Montebelluna.

Prima di entrare in paese ti colpisce un avveniristico edificio. E' la sede di Venetobanca, nata come banca popolare del distretto, che ha seguito la sua espansione aprendo in Romania e in Ucraina.

Altro che i rave party raccontati da "Repubblica", che il 19 maggio è uscita con un paginone che ha spiazzato la mia geografia dell'Italia produttiva.

Paolo Berizzi, di "Repubblica", scrive che "nella città dello sceriffo Gentilini ai rave per ricchi del Nord-Est la parola d'ordine è sesso no limits, sul modello delle feste hard importate da Londra".

Di questi tempi di riesplosione della questione settentrionale, se il Nord produttivo diventa Rimini, non mi pare questione di poco conto.

Se le ville venete si fanno fabbriche del piacere forse val la pena di approfondire che cosa avviene nel Nord-Est. Dei costumi sessuali non so dire.

Dal punto di vista della geografia dello sviluppo non è cambiato nulla. Non siamo nel distretto del piacere fatto dai rampolli di seconda o terza generazione che non ne vogliono più sapere della fabbrichetta.

Da Verona a Pordenone i giovani associati in Confindustria sono 1700. Parlo con alcuni di loro per capire se il modello casa-famiglia-capannone tiene, o se viene avanti la villa veneta e il sesso no limits.

Scopro piccole storie di piccole imprese come quella di Angela Daccò amministratrice della Omad. Azienda metalmeccanica con 55 addetti che fa serramenti per infissi esterni.

Un settore di nicchia, ma con migliaia di articoli tagliati sul gusto di ogni città italiana. Lei, bocconiana con master all'estero, ha preso l'eredità imprenditoriale dal padre che con i suoi 81 anni sta ancora in azienda.

I valori di riferimento sono i Dieci Comandamenti, non va ai Carabi, ha un appartamento di 120 metri quadrati e viaggia con una Bmw di tre anni.

Stephen Visentin è nato in Australia dove il padre era emigrato per poi, dopo mille mestieri, tornare all'azienda di famiglia. Settore edile, dai gradini delle case, ai pozzetti, ai tombini.

Azienda di 30 addetti diretta dai tre fratelli; uno alla produzione, uno all'amministrazione e uno al commerciale. Per adesso sta in affitto e si sta costruendo la casa, ha una Passat del 2000.

Sposato, con due bambine, lui dice che l'economia va bene, ma che gli fa un po' paura il futuro della società. Lorenzo Palla è uno dei quattro cugini che amministrano la Unitessile, abbigliamento per bambini, con 200 addetti a Treviso e un po' di delocalizzazione. Anche lui sposato con due figli, ha studiato scienze politiche ed essendo ritenuto il più "comunista" si occupa di relazioni sindacali.

Quelle per cui il padre si è ritirato e si occupa di un'azienda agricola col motto "più verde e meno sindacalisti". Il Presidente dei giovani di Treviso, Andrea Rizzo, ha un'impresa con dieci addetti che produce vetri per serramenta.

Laureato in economia, ha fatto per alcuni anni il commercialista prima di buttarsi a capofitto nell'impresa con il fratello ingegnere dopo la morte del padre. Più o meno 12 ore al giorno di lavoro, il resto per il bimbo appena nato.

Era a Vicenza a fischiare non perché berlusconiano leghista, ma perché ammira molto Tony Blair, che "non è per nulla di destra, ma è uno che ha saputo coniugare tradizione e innovazione, identità e modernità".

A ben vedere è il problema del Nord-Est. Per loro la ipermodernità che viene avanti non è quella delle ammucchiate in villa.

Ma il frutto di sforzi locali che partendo dalla fabbrica diffusa disegnano una società in grado di competere nel mondo. Come la Fondazione Cassamarca che investe i profitti nel riaprire il Teatro a Treviso, nel sostenere il decentramento delle Università e nelle mostre sugli impressionisti che hanno fatto di Treviso un polo del tour culturale.

La Camera di Commercio assieme all'Università di Venezia ha portato i corsi di disegno industriale e della moda a ridosso delle aziende che fanno tendenza. Si progetta la piattaforma logistica con il Porto di Venezia e l'area di Porto Marghera, senza la quale tutto il Nord-Est rischia di rimanere vittima del suo saper fare senza poter andare.

Già per la forza lavoro si è dovuto aprire al mondo. A Treviso gli immigrati sono l'8% della popolazione. Chi non ricorda i proclami di Gentilini o l'occupazione del Duomo da parte degli immigrati senza casa? La Caritas si è messa in mezzo, la società ha tenuto.

E Unindustria ha realizzato 50 appartamenti che a rotazione gli imprenditori affittano per trovare alloggio ai dipendenti migranti. Un buon segnale.



Aldo Bonomi


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