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IL PRIMO MAGGIO E I CINQUE CERCHI DELLO SVILUPPO
IL SOLE 24 ORE 1 maggio 2007
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Presto sarà primo Maggio. Mito e rito del Novecento che ha scavallato il secolo. Per evitare la trappola della ritualità stantia occorre farne anche una giornata di riflessione sul mutamento delle forme del produrre e della composizione sociale.
Milano, con i suoi cinque cerchi produttivi e dei lavori ci aiuta a capire.
Il primo cerchio, quello della neoborghesia dei flussi, ci svela come sono cambiate le imprese. Per usare le parole del Novecento, i padroni. Sono più di 3mila le imprese straniere che hanno il loro headquarter in provincia di Milano, più del 40% del totale italiano. Tra le 150 più grandi transnazionali mondiali, 58 (40 non finanziarie e 18 finanziarie) hanno la loro sede a Milano.
Presidiano attività fondamentali che modellano la città come porta da e per il globale. E' il capitalismo delle reti. Ad alto valore aggiunto come la finanza, la logistica, il segmento alto della consulenza internazionale, le utilities dei servizi, la comunicazione, l'intrattenimento…
Non c'è più la borghesia storica territorializzata in città dei Falck e dei Pirelli.
Con vocazione e protagonismo nazionale. E' cambiato l'orizzonte spaziale di riferimento. L'impresa è solo ancorata a Milano. Si salpa la mattina con l'aereo, si va nel mondo, si torna. Ma non è detto che si viva a Milano, nemmeno per il weekend. Il potere è dato dalla mobilità e dalla deterritorializzazione praticata su scala globale.
Per quelli che ci lavorano, l'inglese, la mobilità, la flessibilità ad andare per il mondo sono prerequisiti. Non è tutto "modernità liquida". Qualcuno le merci dovrà pur venderle. Ecco allora il secondo cerchio del commercio. Anche loro lavorano. Nel decennio di fine secolo per la pressione della grande distribuzione, le unità locali del commercio a dettaglio si sono ridotte di 12mila unità. La perdita secca è avvenuta nei quartieri, tra le botteghe tradizionali che si dimezzano passando da 9.865 nel '91 a 5.379 nel 2001. Lasciando un vuoto.
Riempito da attività commerciali gestite da immigrati: nel 2005 erano 5.598 le ditte commerciali individuali con titolare un immigrato. Quelle dei cinesi sono 2.561 e il 70% sono concentrate nel Comune di Milano. Dati e numeri che ci
fanno capire che fa parte del primo Maggio una riflessione sui micro conflitti metropolitani a Chinatown.
La città è una grande macchina con migliaia di addetti alla manutenzione. Sono quelli del terzo cerchio. A cavallo del secolo l'occupazione operaia muta con l'esplosione dei lavoratori occupati nel terziario di manutenzione, distribuzione, ristorazione collettiva, grandi appalti di pulizie…
Gli addetti erano 54.574 nel '91, dieci anni dopo sono più di 70mila. In questo neoproletariato dei servizi sono al lavoro gli immigrati. Erano il 5% della forza lavoro, oggi sono più del 25%. Nell'edilizia che trasforma la città gli operai extracomunitari sono passati da poco più del 7% del '96 al 40% nel 2006. Nelle nostre case le badanti sono, secondo le stime più recenti, più di 53mila.
Il lavoro, il commercio, i servizi alle persone hanno incluso molti. Fuori dalle mura delle case e delle imprese, ma dentro le mura della città, nel terzo cerchio ci sono aree dimesse occupate, insediamenti temporanei, campi nomadi. Quello che è successo ad Opera e l'intolleranza intorno ai campi rom è questione del Primo Maggio.
Può sembrare strano doversi occupare di intolleranza sociale e delle forme di convivenza, se si vede solo il quarto cerchio della società dello spettacolo e della creatività. Quella che un tempo
era la Milano da bere, ha la sua fabbrica diffusa.
Da Cologno Monzese con Mediaset e Sky, alla Bovisa con la Triennale, il Politecnico e Telelombardia passando per i creativi di via Tortona si arriva allo Iulm con i suoi corsi di laurea e master in comunicazione. Nel corso di un decennio gli addetti al terziario, che abbiamo chiamato avanzato, sono passati da 158.866 ai 312.958 del 2001. Si sono duplicati numeri e lavori.
Aumentano molto le imprese individuali che dall'ultimo censimento risultano raggruppare il 22% degli addetti con punte avanzate nel campo delle professioni: attività di architettura e ingegneria, attività immobiliari, studi legali, creatività e design, comunicazione, pubblicità ed editoria… Anche le Partite Iva sono questione del Primo Maggio.
Il capitalismo si è fatto personale e la persona si è fatta impresa. Non vi è più solo la mitica classe operaia che in questo scenario ha i suoi problemi di visibilità e rappresentazione. Per trovarla, raccontarla, rappresentarla occorre andare nel quinto cerchio, fuori dalle mura della città. Nell'anello manifatturiero della Pedemontana lombarda. Non più concentrata nelle grandi imprese ma nella diaspora del sistema manifatturiero organizzato in filiere di medie e piccole imprese e subfornitura artigiana.
E' un anello periferico, ma per nulla debole né per numeri né per ruolo nell'economia globale. Le imprese organizzate in gruppi industriali sono più di 5mila, svariate migliaia le piccole. Gli addetti del settore industria e servizi sono più del 43%, il 36% nel manifatturiero. La classe operaia non è scomparsa. Chi ne ha nostalgia impari a cercarla e a raccontarla capannone per capannone nei meandri carsici della città infinita.
Così come per capire che ne è della borghesia e del proletariato del Novecento occorre scomporre e ricomporre i cinque cerchi dei lavori. Per trovare tracce di nuove forme di rappresentanza e rappresentazione. Sempre più necessarie per celebrare il Primo Maggio.
| Le imprese a Milano |
Dati per macrosettore (terzo trimestre 2006) |
| Agricoltura |
5.769 |
| Manifatturiero |
49.211 |
| Energia,gas,acqua |
281 |
| Costruzioni |
46.208 |
| Commercio |
89.239 |
| Alberghi |
14.279 |
| Intermediazioni finanziarie |
9.549 |
| Sanità e servizi sociali |
1.987 |
| Altre imprese |
125.515 |
| Totale |
342.038 |
Aldo Bonomi
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