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TRA LE PIRAMIDI DI ANDERMATT E QUELLE DEL CAIRO
IL SOLE 24 ORE 13 aprile 2008
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Cibo ed energia, emergenze parallele. Così titolava l'editoriale del Sole24Ore del 10 Aprile di Giorgio Barba Navaretti. In un mondo ormai globalizzato tornano alla ribalta bisogni primordiali, mangiare, vestirsi, abitare. Contemporaneamente si raffina sempre di più l'offerta di beni e servizi sofisticati per una clientela sempre più vasta di nuovi ricchi cosmopoliti.
Non accade soltanto negli slum di Nairobi o nelle favelas brasiliane. La sindrome della "quarta settimana" rende la dimensione che io chiamo della vita nuda una inquietante realtà anche per le nostre società opulente. Tornano le rivolte del pane e gli assalti ai forni. Ma questa volta non si svolgono più, come ai tempi di Bava Beccaris, nel perimetro dei quartieri milanesi che ospitavano gli affamati della "protesta dello stomaco".
Si accendono a Mosca, Il Cairo, Mumbay, Port au Prince. Le quotazioni del riso e del mais hanno raggiunto i massimi storici, trascinando con sé quelle di zucchero, cacao e caffè. Per noi occidentali, già investiti dall'aumento del costo del petrolio e del gas che ci servono per scaldarci, oltre che per far funzionare l'apparato produttivo, comincia ad insinuarsi insistentemente una sindrome da impoverimento che acuisce paure ataviche che non eravamo più abituati ad affrontare.
La percezione della progressiva erosione delle nostre certezze materiali, amplificate dagli spettri mediatici delle rivolte violente in tutto il mondo, consolida visioni apocalittiche già alimentate dalla questione ambientale e da un rinnovato dibattito sugli OGM. Dall'altra non capiamo più quali siano i luoghi di governo capaci di affrontare questi fenomeni dirompenti, ci viene addirittura il dubbio che i meccanismi democratici mostrino la corda, mentre la fiaccola olimpica viaggia sotto scorta per il mondo. Vedasi il libro di Tremonti dove ci sono tante paure e poca speranza.
Se atterriamo sul territorio, magari in uno di quelli che tradizionalmente rappresentiamo come luoghi della chiusura di fronte alla modernità, refrattari al confronto con il mondo come le Alpi, scopriamo invece una società che cerca di affrontare le paure del moderno cercando di quotarsi come meta del turismo globale. In qualche modo scommettendo sulla trasformazione del duro paesaggio alpino in un enorme parco a tema capace di soddisfare le mille declinazioni postmateriali dell'utente cliente mondiale.
Assai significative, anche dal punto di vista simbolico se contrapposte con i moti del Cairo, sono progetti come le Piramidi di Andermatt dell'imprenditore egiziano Samih Sawiris. Che atterra sul dolce suolo svizzero con investimenti immobiliari di centinaia di milioni di franchi con l'intento non di replicare Dubai o di costruire una Disneyland alpina, ma puntando a sposare ipermoderne strutture per il wellness con il carattere architettonico alpino.
Da una parte il corpo che vuole mangiare, dall'altra quello che ha il problema del peso eccedente e del mantenersi in forma. Il tutto localizzato comprendendo una grande area dismessa dall'esercito svizzero ed una serie di alpeggi ceduti dai mitici agricoltori di montagna, che rimarranno a simulare la vita alpina scandita dalla mungitura delle vacche e a svolgere funzioni di manutenzione del campo da golf a 18 buche che richiederà, tra l'altro, l'impiego di non poche risorse idriche.
Insomma anche in contesto maturo come la Svizzera, si pone il problema di attrarre flussi che riconfigurino il modello turistico elvetico. Che altro non è, anche per gli svizzeri, che interrogarsi sul come attrarre sempre più utenti clienti danarosi. Il progetto è anche presentato come una strategia per combattere il rischio di spopolamento e invecchiamento delle aree alpine.
Che oggi vivono anche grazie ad onerose sovvenzioni all'agricoltura e alla manutenzione delle aree montane. Un paesaggio ben diverso dalle megalopoli sovrappopolate che necessitano di un'agricoltura sempre più efficiente ed estensiva, magari con scarse risorse idriche a disposizione.
Uno scenario senza dubbio stridente, se posto in relazione con i bisogni della vita nuda descritti sopra.
Sintomatico degli effetti inediti prodotti da un mondo sempre più connesso, ma sempre più a rischio di polarizzazione tra coloro i quali riescono a tramutare l'economia dei flussi in opportunità e coloro i quali ne subiscono le conseguenze più drammatiche. E' un tema anche per la politica che verrà. Rimanda al capire come mettersi in mezzo tra le Piramidi del Cairo e quelle di Andermatt .
Aldo Bonomi
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