|
|
 |
QUANDO LE PASSIONI RILANCIANO POLITICA E SOCIETA'
IL SOLE 24 ORE 20 gennaio 2007
|
 |
 |
Veniamo da un secolo, il 900, che ci ha educati ed abituati ad una separazione netta tra interessi e passioni. Sul lavoro e nel fare impresa; con l'interesse alla base del fare sindacato e associazioni di categoria. Nel nostro essere cittadini, le passioni alimentano la politica e il fare società, condensandosi nella forma partito. Quando i confini tra i due mondi vitali si fanno incerti, assistiamo alla crisi della rappresentanza e della politica.
Fenomenologie della lunga transizione italiana. Ha cominciato il Nord del Paese a scompaginare i giochi. I piccoli e freddi interessi economici sono diventati passioni dei piccoli imprenditori in difficoltà nella globalizzazione.
Da qui il chiedere meno tasse allo stato centrale ma anche evocare e appassionarsi per le identità. Sentimenti che alimentano passioni più grandi che pongono il tema del deficit infrastrutturale, della modernizzazione incompiuta.
Sino ad erigere un hub aeroportuale, Malpensa, a simbolo ove interessi e passioni si saldano. Nel sud del Paese interessi e passioni sembravano essere meno in fibrillazione. Convivendo di più in quell'equilibrio di potere tra rappresentanza e politica con un intreccio forte da vasi comunicanti.
Mediato dall'attesa e dall'utilizzo dei fondi pubblici. Prima la Cassa del Mezzogiorno poi i fondi strutturali europei. Tant'è che in questo sistema relazionale regnava l'ordine. Le proteste, le critiche, le mobilitazioni di virtù civiche, di passioni, di movimenti antimafia era alimentato dalla "società civile".
Basti pensare all'azione di comunità di Danilo Dolci a Partitico negli anni '50, alle associazioni informali, alle associazioni di volontariato, spesso ai margini del sistema che chiedevano a gran voce mobilitazione civica, trasparenza…
Oggi, al Nord, gli interessi che si sono fatti passione sono più appassionati alla modernizzazione che alla secessione.
Al Sud ci sono tracce forti di comportamenti innovativi. Confindustria Sicilia si è data un codice etico per cui l'associarsi comporta il rifiuto del pizzo e della collusione con la mafia. Recentemente l'Unioncamere ha tenuto la sua assise nazionale a Siracusa.
Al centro del dibattito la nuova stagione delle associazioni di rappresentanza. Le Confindustrie, le Camere di Commercio e giù giù fino all'organizzazione degli interessi minuti e diffusi come quelle del commercio si sono posti il problema delle passioni civiche e delle virtù civiche. Per la prima volta non è più solo l'indistinta società civile, ma sono gli interessi che mobilitano passioni.
Si ascoltano racconti-denuncia contro il pizzo da parte di commercianti, ma anche il settore che poteva sembrare più compromesso degli imprenditori edili si mobilita contro i ricatti e le infiltrazioni mafiose. Il tutto è stato raccolto e rilanciato dalle associazioni nazionali che danno sostegno a questo riscatto territoriale. E' un modo nuovo di interpretare il ruolo della rappresentanza.
Che ne esce rivitalizzata, tutelando meglio gli interessi dell'impresa e portando dentro i propri associati la cultura di presidio e controllo del territorio che, liberato dal pizzo e dalla malavita, permette di fare meglio i propri interessi, di competere sul mercato.
Questa mobilitazione della società di mezzo si collega in basso con la società civile e con i suoi movimenti come "No Pizzo" e può essere un punto di riferimento importante per le istituzioni e la politica. Purchè queste tracce appassionate degli interessi che si mobilitano per cambiare non rimangano sole. E' utile che ne tenga conto la politica, coloro che dall'una e dall'altra parte degli schieramenti ragionano di nuove forme partito.
Ed è utilissimo per superare la crisi della rappresentanza. Adesso al Sud c'è una nuova e antica emergenza: quella dei rifiuti di Napoli e della Campania. Pare che gli appelli alla solidarietà territoriale basati sulle passioni solidali tra i territori e le regioni non abbiano trovato un terreno favorevole.
Forse anche per il caso dei rifiuti della Campania si tratta di capire se gli interessi riescono a superare la frammentazione delle passioni politiche. Tutti quanti sappiamo che non è un problema solo di Napoli o della Campania. Lo "sputtanamento" riguarda in primo luogo tutti coloro che fanno impresa a reti lunghe per competere nella globalizzazione. Siamo tutti preoccupati della pessima immagine che ritroviamo del nostro sistema Paese ogni volta che andiamo nel mondo per competere.
Occupiamocene. È una questione di interessi e non solo di passioni politiche.
Aldo Bonomi
|
 |
|
 |
|