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PARTITE IVA, FABBRICHETTE, CULTURA D’IMPRESA: ORA L’UNIONE ADOTTI GLI ORFANI DEL BERLUSCONISMO
Non basta il conflitto d’interessi per spiegare l’egemonia culturale del Cavaliere in questo decennio (e più). Solo riconoscendogli dignità politica il centrosinistra potrà porsi il problema, ancora irrisolto, di come governare
EUROPA 9 aprile 2006
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Il declino del berlusconismo ci priverà di un grande attore. Vorrei chiarire subito: non un attore che recita sul teatro virtuale del piccolo schermo ma un attore sociale. Un impresario della società dello spettacolo che non ha egemonizzato culturalmente questo decennio per la televisione e per il suo conflitto d’interessi, ma perché interprete dello spettacolo sociale. Ne tenga conto il centrosinistra, troppo abituato a demonizzare il Cavaliere di Arcore come uomo e padrone dello spettacolo. Ha ragione Fausto Bertinotti che gli riconosce dignità politica. Solo riconoscendo dignità politica al berlusconismo e al leghismo la cultura del centrosinistra potrà porsi il problema ancora irrisolto di come governare un paese, che al di là della forza politica che seleziona chi vince e chi perde, chiede di essere accompagnato nella società dell’incertezza, della competizione sociale ed economica. Nel salto della globalizzazione.
Bertinotti ha accumulato sapere sociale e sapere politico facendo il sindacalista dentro e fuori i cancelli della fabbrica fordista, conoscendo i bisogni, i sogni e le sconfitte di coloro che la animavano, che gli davano l’anima. L’attore politico Berlusconi ha imparato a conoscere l’individualismo proprietario che negli anni Ottanta, gli anni del gene egoista dell’impresa, si è fatto massa, ceto sociale. Prima costruendogli e vendendogli le case, quelle villette monofamiliari un po’ a schiera ma con il giardino a segnare l’emancipazione dal condominio, dal quartiere-operaio. Poi gli ha dato una grammatica e un linguaggio con la televisione, dove ha portato imprese e impresine a vendere i prodotti ai tanti individualisti proprietari che chiedevano di consumare sempre più merci. Infine, sia ai produttori che ai consumatori, ha offerto il sogno di Forza Italia che occupò il vuoto politico, e la ripetizione evoluta, dei precedenti mediatori sociali di questa composizione sociale, informazione ed evoluzione del sistema-paese. Il PSI di Bettino Craxi e Claudio Martelli che riconosceva i meriti e non solo i bisogni dell’individuo e la Democrazia Cristiana, la grande mediatrice. Ed è stata un’operazione politica il coagulare attorno ai tanti individualisti proprietari che si facevano massa, la Lega che ne ha interpretato il localismo, lo spaesamento e il radicamento territoriale. Alleanza Nazionale che parlava di nazione e l’UDC erede di una parte della capacità mediatoria della DC.
Ne è derivato uno strano movimento, fatto un po’ di territorio (Lega), un po’ di stato (AN), un po’ di tutela dei valori (UDC) e un po’ di liberismo (Forza Italia). Questo è stato il centrodestra che ha vinto in Italia non perché gli italiani fossero diventati “ciglioni”, imbambolati dalla televisione, ma perché molti si sono identificati con questa visione politica. Sono i tanti imprenditori di se stessi, nelle fabbrichette, nel terziario, nella rete commerciale diffusa. Il famoso popolo delle partite IVA evocato dal dal commercialista Tremonti. Scavando in questo mondo si scopre che tanti di loro sono in quella filiera dannata del precariato continuato, e che continuano a inseguire un sogno di autorealizzazione che non arriverà mai.
Berlusconi lo ha realizzato solo per quelli che nei primi otto mesi del 2005 hanno acquistato auto di lusso (+12,6 per cento), nuove banche del segmento alto (+10,6) ed immobili di pregio (+24,6). Il sogno non si è fatto realtà diffusa. Da qui il disincanto e il declino del berlusconismo. Ma la sua crisi politica, il suo declino non dissolve la composizione sociale che lo ha sostenuto. Sebbene in politica non valga il gioco di fare analisi sociale e quotarle linearmente sul mercato politico, la politica non è fatta solo da interessi ma anche di passioni. Ma – e mi rivolgo soprattutto alla Margherita – la passione di vincere non dirada automaticamente il malessere che lo ha generato. Dopo le elezioni occuparsi degli orfani del berlusconismo sarà una delle priorità di una politica che vuole dare una visione di futuro al paese. Occupiamoci dei tanti capitalisti-personali, un po’ individualisti proprietari e un po’ persone che popolano il nostro paese.
Aldo Bonomi
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