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I nuovi percorsi d'integrazione dei giovanni arabi.

IL SOLE 24 ORE - 21 dicembre 2008

Per rappresentare i mutamenti che attraversano la nostra società nella loro fase nascente è fondamentale andare alla ricerca dei luoghi del racconto nei quali le trasformazioni attraversano le biografie dei soggetti protagonisti. In rapporto al fenomeno migratorio, ad esempio, in quella che io ho chiamato "fase di integrazione lavoristica", i luoghi del racconto erano le fabbriche, le microimprese, i cantieri edili e le nostre case con le badanti, oggi che le seconde generazioni cominciano ad avere consistenza numerica (secondo il Ministero degli Interni i ricongiungimenti famigliari e i nati in Italia da genitori stranieri i minorenni sono nel 2007 circa 760mila) e visibilità sociale, occorre andare ad individuarne gli ambiti nei quali esse prendono voce.

Uno di questo microcosmi è "Yalla Italia!", traducibile con "Andiamo Italia", associazione di giovani arabi di seconda generazione attiva a Milano. "Yalla Italia!" è un luogo in cui ognuno cerca di rappresentare il gioco delle identità innescato dall'impatto dell'esodo delle moltitudini in cerca di salvezza e di opportunità in nuovi mondi. Un gioco di sincretismi dal quale è possibile apprendere un po' di più su come le identità in transizione di giovani musulmani di seconda generazione elaborano la visione del mondo e del loro futuro, così da trarne alimento per le nostre. I toni permeati da leggera autoironia dei racconti spiazzano la percezione e la rappresentazione che noi generalmente abbiamo del mondo islamico come un mondo incapace di compiere quel difficile passo dall'identità come soggetto all'identità come relazione. Questa eiron sembra appartenere decisamente più all'universo delle Yalla girls, che a quello un po' più diffidente e conservatore dei maschi. Ironia e gioia come metodo per scardinare totem e tabù, quelli respirati in famiglia e quelli incontrati nel loro crescere in Italia. Sono percorsi un po' diversi da quelli che, personalmente, mi è capitato sino ad ora di incontrare. La biografia dell'amico Aly Baba (vedi Microcosmo sul Sole 24 Ore del 18 marzo 2007), giunto dal Senegal nella preistoria dei processi di immigrazione in Italia (1983), racconta di un lungo percorso di integrazione in cui è chiara la centralità del lavoro come momento fondante del rapporto con la società autoctona. Una centralità che porterà Aly Baba a diventare segretario della Flai, la categoria agroalimentare della CGIL nel 1998 e, divenuto cittadino italiano, a presentarsi alle elezioni comunali di Roma del 2001. Nei racconti di Yalla Italia! cambiano registri e temi del racconto: sogni, sessualità, rapporti famigliari e sociali, simbologia dei consumi, religione, web, soap opera e reality show, Al Jazeera e MTV.

Sumaya, italo-palestinese sposata in Italia con due figli, e Ouejdane, che si definisce self made woman dalla Tunisia, raccontano con tono leggero dei paradossi culturali vissuti nel ménage famigliare interetnico, Rassmea, studentessa universitaria con madre italiana e padre egiziano, affronta la questione delle Imam femmine, Rissa ci mette in guardia con ironia con il suo slogan "Armani attento, arriva l'etno-fusion", mentre Imane mette in rapporto il bello del Ramadan e l'indigestione di soap opera. Espressioni come "Maometto femminista", "Mia madre Cenerentola araba", ma anche "La Khattaba, meglio di Cupido", o "Io confido in Avicenna", filosofo persiano del dialogo nel X secolo. Biografie che rimandano a piccole/grandi sfide culturali da "altri codici", tesi a riappropriarsi di simboli forti per calarli nel vivo dell'esperienza quotidiana. Mi verrebbe da dire, per usare il linguaggio con il quale leggiamo i movimenti sociali, che il '68, epoca delle classi e dei diritti, sta ad Aly Baba come il '77, epoca dei soggetti e delle biografie, sta a Yalla Italia. E' una elaborazione culturale che prende l'11 settembre non come momento di radicalizzazione dei rapporti sociali, pur avendo magari nella propria biografia sperimentato una recrudescenza dei nostri pregiudizi anti-islamici, ma come necessità-possibilità di un nuovo incontro, ricordandoci che "ai tempi dell'ultima crociata, gli intellettuali musulmani si cimentavano nelle letture di Dante e Boccaccio. Al momento iniziative come Yalla Italia! rappresentano probabilmente un fenomeno di nicchia, sicuramente il mondo dei giovani musulmani di seconda generazione è più articolato, ma è altrettanto sicuro che si tratta di un mondo in silenzioso quanto in rapido cambiamento. Da parte mia so che non si risolve tutto con il multiculturalismo militante che diventa facilmente razzismo differenzialista o rancore delle nuove periferie urbane.

Yalla Italia! può forse fa sorridere di fronte a tragedie come quelle di Castelvolturno o a quella di Abba, ragazzo morto a sprangate per avere rubato un pacchetto di biscotti nell'opulenta Milano, la città nella quale opera Yalla Italia!. In questo microcosmo di biografie (che si racconta anche sul sito del settimanale Vita) si elaborano antidoti sincretici efficaci contro le derive da odio nelle banlieues sempre in agguato. Occorre quindi moltiplicare questi luoghi del racconto.

A Milano la lettera del Cardinale Tettamanzi ci ha ricordato che bisogna interrogarsi sui luoghi di culto per gli 80mila musulmani della città. Yalla Italia! dimostra che le nuove generazioni sono impegnate in una transizione culturale che si sperimenta anche in tanti altri ambiti oltre la famiglia, i luoghi di culto di lavoro o del fare microimpresa.



Aldo Bonomi


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