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IL MODELLO ENCLAVE NON REGGE PIU'
IL SOLE 24 ORE 23 aprile 2007 - Polis
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La piattaforma alpina pare acquisire una nuova centralità. E' anche un luogo storico delle autonomie. Non sono più i monasteri a presidiare i passi alpini, ma trafori e dighe che rimandano a temi ipermoderni come la logistica e l'energia.
E' anche un luogo storico delle autonomie. Sul territorio della Val d'Aosta, piccola enclave gelosa delle proprie differenze, precipitano i temi del moderno. Non è più al riparo del triplice confine tramandato dalla natura, dall'identità culturale e dall'autonomia istituzionalizzata. Così come non è più lo schema economico che puntava sui perni della siderurgia e del turismo alpino nelle aree in quota, con Aosta in mezzo, piccola capitale identitaria e città dei servizi per la rete diffusa dell'abitare anche nei comuni polvere.
Sono stressati i fattori che tenevano assieme benessere e coesione sociale e identitaria a partire dal rapporto tra autonomia e sviluppo. Oggi il paradigma si è rovesciato. Per il processo di europeizzazione e la crescente interdipendenza dei territori, basti pensare alle migrazioni e al turismo globale. Il tutto può significare essere attraversati da dinamiche di sviluppo senza autonomia, intendendo con autonomia un fattore non solo istituzionale, ma una capacità di governo dei processi di sviluppo economico e di attraversamento del territorio da parte degli attori locali.
Per ricongiungere l'autonomia allo sviluppo occorre aprire l'enclave. Questo vale in primis per la città capoluogo. Aosta non è più soltanto una piccola capitale, ma un nodo di reti tra città alpine. Piccole, ma che per i territori montani funzionano quasi come metropoli tascabili. Basti citare il ruolo di città come Grenoble e Ginevra, di Losanna, Martigny e Annecy.
Rete di città facile da costruire guardando la carta geografica attorno al massiccio del Bianco e del Cervino. Un territorio ove le differenze identitarie e linguistiche sono deboli, ma forte la competizione economica. Ci vorrà del tempo per fare di Aosta una piccola Grenoble sognando Ginevra, ma percepirsi nella rete delle metropoli tascabili questo significa.
Nello stesso tempo la valle pare estranea ai processi di ricomposizione che interessano il Nord-Ovest e il Piemonte. La bassa valle può considerarsi propaggine naturale del sistema canavesano che gravita su
Ivrea. In queste due direzioni una vera strategia di désenclavement deve ancora essere attivata. Aosta l'intera valle avrebbero tutto l'interesse ad agganciare la ripresa, contraddittoria ma tangibile del Canavese e di Torino città-regione nei mutamenti del Nord-Ovest.
Come quello grande della Fiat, anche il piccolo fordismo di Cogne con i suoi 8mila addetti è finito. Rimane un'impresa ristrutturata e dimagrita che impiega circa mille persone. Lo stesso volàno del turismo deve ridisegnare le sue strategie, sia per fattori esogeni (i mutamenti climatici), ma anche per i ritardi di un modello di attrazione passivo se comparato ad altri distretti alpini che paiono più dinamici. Occorre superare una concezione territorialmente finita dei processi alla base dello sviluppo e della produzione di identità.
Porre al centro del discorso le alleanze territoriali, l'apertura dei canali di apprendimento e di formazione delle élite adeguate ai tempi, evita il rischio che alle potenti forze che spingono l'economia oltre i confini locali si contrapponga solo una chiusura localistica aggrappata alla risorsa dell'autonomia. In valle emergono protagonisti economici che domandano reti lunghe e apertura.
Percorsi di cui si scorgono solo delle deboli tracce: il terziario dell'informatica, la soft economy delle qualità alimentari ed enologiche e leader industriali di nicchia come la Grivel di Courmayeur. E' difficile competere nel risiko nazionale dell'energia e delle risorse idriche avendo come sola strategia la gestione in proprio.
La stessa apertura dell'università pone altri interrogativi: per i poli urbani alpini è preferibile aprire nuove sedi o fare rete con gli atenei delle altre città alpine e delle grandi città? I limiti dimensionali, quando si combinano con la chiusura localistica, divengono un vincolo per l'accesso a reti e servizi in grado di far valere i vantaggi della scala e dell'ampiezza.
Occorre confrontarsi con il capitalismo delle reti che portano i prodotti tipici nel mondo, i turisti sul territorio, i saperi. Questa mi pare la sfida per Aosta e per tutta la valle nei prossimi anni.
Aldo Bonomi
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