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MODELLO BRESCIA, LABORATORIO DELL'INTEGRAZIONE
IL SOLE 24 ORE 23 ottobre 2006
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Raccontare una città può essere facile. Basta trovare gli attori giusti che si muovono sulla scena del presente. Ti parleranno di innovazione tecnologica, reti soft e hard, grandi eventi e migrazioni. Più difficile è pensarla una città. Dargli un'idea di futuro nella metamorfosi dei flussi che la attraversano. Dalla tecnica, al capitalismo delle reti sino alla moltitudine migrante. Brescia è una città laboratorio. Per il suo spazio di posizione di "città porta" della Pedemontana lombarda verso est e viceversa. Già nella sua storia era caposaldo della dominante, la Serenissima che arrivava sino a Bergamo. Nello spazio ipermoderno è il terminale ultimo di quella piattaforma produttiva che va dall'aeroporto di Malpensa a quello di Montichiari. Una città infinita che ingloba Milano, milioni di abitanti, mezzo milione di imprese, tre milioni di posti di lavoro. Pensare al futuro significa dirsi se negli anni a venire Brescia sarà un terminale della metropoli lombarda, o se, sfuggendo al destino della Los Angeles Pedemontana, sarà una città poliarchia in rete con Bergamo e Milano da un lato, Verona, Mantova, Vicenza dall'altro. I flussi della finanza che da Brescia vanno a Milano e arrivano sino a Torino (Intesa-San Paolo), quelli dell'energia e delle multiutility che da Milano arrivano sino a Brescia passando per Bergamo (Aem-Asm), quelli delle fiere, con la grande fiera di Pero e Rho e la piccola fiera di Brescia in competizione con quella di Montichiari, il corridoio 5 e l'alta capacità, l'aeroporto di Malpensa in difficoltà, quello di Montichiari che non sta tanto bene e quello di Verona che sta meglio per non parlare della Pedemontana e della Bre.Be.Mi., tutti esempi che fanno di Brescia un epicentro di quel capitalismo delle reti senza il quale il capitalismo della manifattura, che qui è forte e in transizione, non va nel mondo. A questo va aggiunto il primato della provincia di Brescia nell'accoglienza e nell'avviamento al lavoro del più alto tasso di migranti nella piattaforma Pedemontana. Se questo è la spazio di posizione della Brescia che verrà e della sua nuova composizione sociale non basta avere come spazio di rappresentazione, come visione di futuro, né solo la brescianità operosa e laboriosa che ne ha fatto un modello di attraversamento delle crisi, da quella della Fiat a quella dell'acciaio, celebrata con orgoglio con la fiera del Made in Steel, né solo la postmoderna immagine di città della cultura con le sue grandi mostre che attraggono migliaia di visitatori. Tra ciò che non è più, la brescianità di un tempo, e ciò che non è ancora, occorre mettersi in mezzo. Capire se si delineano tracce di una nuova borghesia in grado di tenere assieme il capitalismo del produrre per competere con il capitalismo delle reti. Le rappresentanze di un tempo, delle imprese piccole e grandi e del lavoro, si trovano di fronte a domande di servizi e di rappresentazione completamente nuove. Anche la società di mezzo, come la borghesia, è in transizione. Appaiono eventi e domande che disegnano non solo l'economia dell'immigrazione, ma la società dell'immigrazione. Che non è ancora, ma occorre pensarla oggi, per evitare i conflitti di domani.
Aldo Bonomi
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