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MIRAFIORI SARA' IL BANCO DI PROVA PER IL FUTURO
IL SOLE 24 ORE 28 novembre 2006
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Già una volta nella sua storia Torino dovette affrontare l'abbandono di una monarchia, quando nel 1865 la capitale del Regno fu trasferita a Firenze. La metafora è logora. Ma l'immagine di un superamento "repubblicano" della monarchia fordista rimane la più adatta per descrivere il cambiamento di Torino. I vecchi poteri si diluiscono, ma per la città e per il Nord-Ovest rimane ancora aperto il problema di promuovere una vera poliarchia. Nonostante il rilancio di Fiat Auto, va preso atto della non proponibilità di un ritorno al fordismo. E' la composizione sociale a essere oltre, sebbene ciò si riverberi solo in parte nella composizione delle élite.
La rivoluzione in questo senso c'è stata. Lo dicono il racconto del Nord-Ovest e i numeri emblematici della provincia di Torino e del suo guado da industria a terziario. C'è stata una qualificazione dell'automotive, contestuale a un processo d'assottigliamento dei volumi. Torino è ora un cluster ben posizionato nella fornitura globale di beni e servizi per la mobilità. Lo dice un circuito "underground" (non rappresentato nelle sedi decisionali) di "economia della conoscenza", che fa della città un medio polo delle produzioni immateriali. Una composizione altra - prima sul piano antropologico che degli skill tecnologici e produttivi - i cui problemi sono la rappresentanza e la rappresentazione. Colma in parte questo vuoto il protagonismo degli enti locali, capaci d'accompagnare una riconversione che ha prodotto mutamento d'immagine; alcuni big players, il Politecnico, la grande banca, e le due fondazioni (San Paolo e Crt); una Unione industriale in rinnovamento, un ristretto nucleo di imprenditori "neo-borghesi" la cui "visione" eccede i confini dell'aziendalismo.
Certo, è una transizione incompiuta, quella del Nord-Ovest, come più in generale del capitalismo settentrionale. All'ordine del giorno c'è il problema di modernizzare assetti produttivi, societari e istituzionali; dove l'impresa medio-grande sappia fare intreccio con il tessuto molecolare di territorio, alleandosi con un capitalismo delle reti capace di produrre risorse per tutto il sistema. A partire dalla combinazione virtuosa tra sapere, ricerca, e innovazione: la via maestra per il riposizionamento della nostra economia.
Il processo è in divenire: lo simboleggiano i tanti cantieri aperti sull'asse Torino-Trieste, e che ha nel Nord-Ovest un secondo punto d'osservazione in Genova dove, dalle macerie dell'industria pubblica, si alza un nucleo d'innovatori. E dove, nei territori "di mezzo", molte imprese fanno sincretismo tra reti della competizione globale e know how locale.
A Torino, paradossalmente, per cercare il futuro occorre tornare al più emblematico dei luoghi del fordismo: Mirafiori. Come saranno riempiti gli spazi abbandonati dalla Fiat?
"Non luoghi" mangiati dall'immobiliare e dalla grande distribuzione, o simbolo di un capitalismo che guarda al futuro, dove sapere, ricerca e manifattura intelligente fanno alleanza e disegnano un modello riproducibile? Questa è la sfida in corso, la prova per capire se città esprima o meno una neo-borghesia capace di leadership.
L'altro punto di osservazione è il Nord-Ovest, di cui Torino è città-regione. La città ha appreso la grammatica della competizione urbana: prima in Italia a dotarsi di un piano strategico, ha prodotto grandi eventi di rilievo mondiale, senza trascurare quelli solo apparentemente "minori". Sta apprendendo lentamente il linguaggio della cooperazione. L'asse con Genova sulle public utilities e le prove di Mi-To, qualcosa di più che una semplice infrastruttura. S'iniziano a ricercare forme di coordinamento su obiettivi d'interesse generale (più che alla Tav penso al retroporto di Genova da realizzare nell'Alessandrino). E l'Expo 2015? Non sarebbe opportuno avviare un dibattito su come possa divenire una chance che, per quanto localizzata a Milano, distribuisca vantaggi per tutto il Nord-Ovest?
Mirafiori futura e il Nord-Ovest, e in prospettiva l'intero Nord del Paese, mi sembrano le vere scommesse su cui Torino ha l'opportunità di completare la propria transizione. Se sarà poliarchia, questo è lo spazio di posizione ove esercitarla.
Aldo Bonomi
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