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Logica da campanile che non paga.

IL SOLE 24 ORE - 13 dicembre 2008

Rendendo con leggerezza l'ennesima diatriba tra Linate e Malpensa verrebbe da dire che ci sono luoghi che hanno nella loro denominazione un destino. Nel caso di Malpensa, quello di essere malpensato. Ma, quando si parla di capitalismo delle reti, il destino non sta nel nome. Sta negli interessi locali, di territorio, di sistema paese. Nei flussi e nelle reti che collegano il nostro capitalismo di territorio al mondo. In questo era stato ben pensato come hub. Lì, in mezzo tra Torino e Milano, nel cuore della piattaforma produttiva lombarda con le sue medie imprese robuste perchè internazionalizzate. Quindi, se si puntava lì la punta del compasso, appariva un buon cerchio fatto di merci e persone con la necessità di volare nel mondo.
E il cerchio logistico si dilatava sino a toccare il Nord Est , la ricca via Emilia dopo aver inglobato la macro regione padana. Dando per scontato che avrebbe tenuto quell'equilibrio fordista per cui, per tutto il 900 postbellico, a Roma Fiumicino toccava turismo e politica, a Milano e Malpensa gli affari, le fiere e le reti commerciali. Così non è stato. E' iniziata la lunga diatriba sulla hub-primazia tra Fiumicino e Malpensa che ha visto coinvolto Alitalia che, nella sua crisi endemica, di tutto aveva bisogno fuorché essere coinvolta in una strategia di territorializzazione, non avendo nemmeno una visione aziendale chiara del suo posizionamento nel mercato globale del trasporto aereo. Sappiamo tutti come è andata. Malpensa e Alitalia assieme si sono trovate a volare nel cielo della politica. L'aeroporto difeso da Alberto da Giussano in nome degli interessi del Nord, l'Alitalia salvata e sussunta in CAI in nome della difesa della bandiera. Il tutto con incursioni e schieramenti in favore di Air France o Lufthansa con tanto di campagne pubblicitarie e dichiarazioni politico-istituzionali. In questa babele sono risultate flebili le voci degli esperti di logistica che invitavano a fare del caso Malpensa un utile momento di riflessione sul nostro sistema aeroportuale proliferante.

Inascoltati quelli che, partendo da una riflessione sul mercato del capitalismo delle reti, mettevano sull'avviso che per gli aeroporti come per le fiere, le multiutility o per le università non era pensabile, pena il fallimento di tutti, procedere con logiche da policentrismo localistico fatto di un aeroporto ogni campanile di città media. E' diventata una passione nazionale sorretta da un robusto sindacalismo istituzionale per cui, in tempi di sacrosanta riforma federale, ogni piccolo Comune rivendica ruolo rispetto alla città media, questa rispetto ala provincia, tutti assieme verso le aree metropolitane, le regioni, lo Stato centrale. Alla faccia della devolution della devolution. Un sindacalismo di territorio che pare animare la diatriba tutta lombarda tra Malpensa e Linate. Andata come è andata, la CAI c'è.

Si sceglie di potenziare Malpensa. Si negozia e si tratta per le alleanze internazionali. Pare di essere arrivati alla fine del calvario. Ma la questione Linate, la vera questione malpensata e irrisolta è sempre lì. Inutile entrarci con numeri e ragionamenti trasportisti. Come il caso Malpensa insegna di diatribe localistiche quotate al mercato politico si rischia di morire.

Forse occorre alzarsi dal livello del suolo. Osservare dall'alto quella metropolizzazione dolce che va da Torino a Trieste passando per Milano, Verona, Venezia e anche Orio al Serio. C'è posto per un hub e per aeroporti specializzati.
Valga per tutti il caso di Orio al Serio con i suoi voli low cost. Senza temere logiche oligarchiche nella necessaria specializzazione verticale per competere che punta su Malpensa.

Assumendo più che logica da policentrismo localistico in difesa di Linate, una logica poliarchica. Nel capitalismo delle reti, come nei rapporti istituzionali, occorre tener conto che la poliarchia è come un tempio greco; un frontone, in questo caso Malpensa, e tante colonne poliarchiche con una loro specializzazione di aeroporto cittadino come Milano.



Aldo Bonomi


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