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A MANTOVA LA LETTERATURA FA BENE ALL'ECONOMIA

IL SOLE 24 ORE
16 settembre 2007



Sempre più la fredda razionalità economica si scompone e si frammenta. Economia è una parola che si declina al plurale; della cultura, della conoscenza, dell'eventologia, dell'esperienza. Per vendere merci, servizi, prodotti, si scava nell'antropologia dell'essere, nel suo sentire e pensare. Agli studiosi e ai teorici delle nuove economie suggerisco un caso di studio che nasce dal territorio: il Festival della Letteratura di Mantova. La cui undicesima edizione si è appena conclusa. Con più di 70mila frequentatori che hanno pagato dai tre ai cinque euro per seguire 213 incontri con letterati, saggisti, filosofi ed esperti.

E 65 eventi di teatro abbinati alla musica-letteratura. Spalmati in piazze, cortili e chiostri della città dei Gonzaga al centro della pianura padana. Che ha in tutto 48mila abitanti. Una città di provincia che per tre giorni triplica gli abitanti. Con un investimento di un milione e cinquecentomila euro, 15% fondi pubblici, 71% di sponsor e 14% di biglietti venduti, si stima abbia prodotto una ricaduta sull'economia locale che va oltre i 5 milioni di euro. Ha attratto 150 rappresentanti di oltre 70 case editrici. Più di 400 giornalisti e operatori radio e tv con più di 1.500 articoli sulla stampa nazionale da giugno a settembre. Numeri da grande evento.

Che fanno immaginare la mano dell'industria dell'intrattenimento o di un grande gruppo editoriale o della comunicazione. Invece il tutto si regge su 700 volontari dell'associazione Filofestival e sull'ideazione del comitato organizzatore Festivaletteratura. Otto intellettuali di provincia, sconosciuti ai più, che nel 1995 iniziarono a pensare di organizzare un evento partendo non dai libri, ma dagli scrittori.

I magnifici otto, come li ha chiamati il sindaco nel saluto inaugurale del Festival, sono: due librai marito e moglie, due funzionari pubblici del settore cultura di provincia e comune, quest'ultima una filosofa che veniva dalla libreria delle donne di via Dogana, un commercialista, un sociologo studioso di enogastronomia antropologica, una gallerista con la passione da editrice di libri d'arte e un architetto che non ha mai scritto articoli per Domus.

Erano stati coinvolti come testimoni privilegiati in una ricerca regionale sulle potenzialità di rivitalizzazione dei centri storici attraverso le attività e gli eventi culturali. Più di dieci anni fa incominciarono a pensare che potevano farlo anche loro lì, nella loro città.

Organizzarono incontri pubblici, stampando manifesti e volantini da distribuire fuori dai teatri, dai cinema e dai supermercati, nell'utopia di un'idea partecipata. Agli otto si aggiunse l'associazione degli amici del Festival. Si parte ad organizzare la prima edizione. Con grandi difficoltà con i padroni dell'"economia della cultura".

Le grandi case editrici avevano come unico modello la fiera e la presentazione dei libri. Gli otto intellettuali di provincia si volevano tenere il diritto di scegliere loro gli autori in base ai cataloghi e non volevano presentare libri ma persone, autori disposti a mettere in piazza la loro soggettività, le idee, i temi del moderno.

Quegli otto che venivano da Mantova avevano anche la presunzione di far pagare il biglietto per ogni singolo evento, dibattito, conferenza o lezione magistrale. Altro dalla Fiera del Libro di Francoforte, punto di riferimento dell'industria editoriale. Dopo due anni di lavoro riuscirono ad organizzare il primo Festival nel 1997. Andò bene. 106 eventi, più di 15mila visitatori supportati da 130 volontari con un investimento di 300mila euro.

Per il 62% fondi pubblici e solo 27,7% dagli sponsor e 10,2% dalla vendita di biglietti. Da allora è stato un crescendo sino ai numeri di oggi. Gli otto intellettuali di provincia sono diventati eventologi proprietari di un marchio nazionale ed internazionale. Hanno continuato il loro lavoro nel locale. Maieutico a far capire a commercianti, albergatori, ristoratori, artigiani e industriali che l'evento era anche un'attività economica e di promozione significativo.

Confrontandosi con gli enti locali, un po' gelosi di non avere in mano loro il pallino.

Con il mercato, come dimostrato dai numeri delle sponsorizzazioni, passate dal 27,7 al 71% di oggi. Difendendo l'originalità dell'iniziativa che si svolge tutto in orizzontale spalmato nella città. Il che permette ai frequentatori del Festival di scegliere cosa seguire.

Le province di Brescia, Mantova, Trento, Verona e Vicenza si sono messe assieme per promuovere e lanciare nel mondo quello che hanno chiamato "il cuore d'Italia". Hanno come primo obiettivo l'aumento dei passeggeri degli aeroporti di Verona e di Brescia e il fare marketing per attrarre visitatori e turisti. Tutto bene. Sappiano però che nell'andare nel mondo e nel confrontarsi con le economie della cultura e dell'intrattenimento non si può prescindere dai saperi e dalle competenze locali. Come dimostra il Festival della Letteratura di Mantova.



Aldo Bonomi


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