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IMMIGRATI, ROM, BADANTI. MILANO SI DEVE ADEGUARE AI TEMPI

Accoglienza e convivenza. E' la Milano che cambia

IL SOLE 24 ORE
20 febbraio 2007



Perchè val la pena ritrovarci stasera alle ore 21, nella sala delal Provincia di via Corridoni 16, a discutere di noi, di Milano e di chi la vive? Questa città è sempre stata una città aperta.

Molto anseatica nel suo essere porta verso il Paese e il mondo. Le persone che vi arrivavano acquisivano relazioni sociali, opportunità, diritti e doveri di cittadinanza. L'inclusione non è una questione semplice come prendere un ascensore che dal basso ti porta in alto. Produce asprezza e conflitti.

Ma anche questi erano espressione di una domanda di progresso sociale. Nel calderone metropolitano l'incontro delle differenze produceva nuove forme di convivenza, associazioni, circoli.

Che poi si facevano anche forme sindacali di rivendicazione della casa e tutela dei lavori ... Un tessuto capace di fare società, di produrre inclusione e socialità. In un agire prepolitico, preistituzionale, che rendeva più facile alla politica, alle nostre istituzioni locali, riconoscere il cambiamento ed accompagnarlo.

Mi è rimasta impressa l'immagine del Sindaco Moratti che nei giorni di Natale va ad Opera per invitare alla convivenza. Le difficoltà del Sindaco di Opera che spiegava perchè aveva deciso di accogliere sul territorio un campo nomadi temporaneo di trenta famiglie Rom, in maggioranza bambini.

La solitudine di Don Colmegna a cui abbiamo un po' tutti delegato e passato il cerino acceso vicino alla benzina del disagio e dei microconflitti da "guerra civile molecolare". Che ha cercato di spegnere proponendo un patto per la legalità.

Pare che almeno nel caso di Opera non sia stato sufficiente. Le trenta famiglie Rom e i volontari hanno fatto la fine degli "stracci che volano" tra il presidio di quelli che erano contro e quelli che manifestavano perchè erano per. IIl tema è quello della città invisibile. Dal 2002 al 2004 sono stati censiti a Milano 186 insediamenti carsici tra occupazioni temporanee e baraccopoli. Per una popolazione totale di quasi 7mila persone. Sono per lo più le aree che non hanno più funzioni nella Milano che cambia, quelle in cui cresce l'altra città.

Da quelle ove un tempo vi era il pieno della città industriale a quelle che hanno perso la loro vocazione abitativa. Sono più di 5.000 gli alloggi di edilizia popolare occupati abusivamente e i senzatetto a Milano erano già più di 2000 nel 2001 e sono andati via via aumentando.

Nella città invisibile si costituiscono forme di autorganizzazione sociale, dai luoghi di preghiera ai piccoli mercati informali. Le stime più recenti danno la presenza, in provincia di Milano, di 53.200 "badanti", di cui il 50% irregolari e l'80% straniere.

Questioni che non interrogano solo i volontari della Casa della Carità.Ma tutti noi. Discutiamo spesso del come fare economia e competere nei flussi della globalizzazione partendo da Milano. Per una volta ritroviamoci a discutere dei flussi che dalla nuova Europa e dal mondo ci sono entrati dentro e sul come fare una società adeguata ai tempi.



Aldo Bonomi


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