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ONORE ALL'IDRAULICO LOMBARDO

IL SOLE 24 ORE
10 ottobre 2006



Nella storia sociale ed economica moderna, ci sono figure "idealtipiche" il cui destino è quello del capro espiatorio. Tempo fa toccò in Francia all'idraulico polacco messo in mezzo, al tempo del referendum sulla Costituzione Europea, dal combinato disposto tra sinistra radicale e neopopulismo come nemico dei diritti del proletariato (indigeno) e della nazione. Oggi in Italia è tempo di Finanziaria. Il lavoratore autonomo, il piccolo imprenditore, si ritrova messo in mezzo tra l'invidia sociale, che sembra aver sostituito la lotta di classe, e i tecnocrati che appellandosi ai parametri europei evocano il settimo comandamento in Parlamento. Non so quanti fossero gli idraulici polacchi pronti all'invasione. So per certo che in Italia sono 5.694.000 i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori. E' del 43% la quota di valore aggiunto creato dal capitalismo dei piccoli, del 27.5% la quota di lavoro autonomo sul totale dell'occupazione. Negli ultimi anni sette posti di lavoro su dieci sono stati creati dalle piccole imprese (quelle con 49 addetti) e quattro su dieci dalle micro (quelle fino a 9 addetti). Non sono covi né del lavoro nero, né del precariato continuato visto che il 93.6% dell'occupazione è a tempo indeterminato nelle imprese da uno a venti addetti. Vanno nel mondo esportando più di 77 miliardi di euro. Accolgono il mondo dando occupazione all'84.8% dei lavoratori immigrati. E sono ormai 50mila gli immigrati che sono lavoratori autonomi e piccoli imprenditori. Tutti numeri che hanno fatto lanciare al direttore del Sole-24 Ore, Ferruccio de Bortoli, il manifesto-dibattito in difesa delle piccole imprese che sono la base sociale ed economica dei distretti e anelli fondamentali delle filiere produttive. Sono tante, diffuse negli 8mila comuni italiani, condensate in 200 distretti, supportano le piattaforme territoriali che competono nella globalizzazione. Eppure fanno la fine del capro espiatorio. Per capire sono andato nella tana del lupo cattivo: la Lombardia dove sono più di un milione. I più piccoli tra loro, "l'idraulico lombardo", sono 340mila titolari e soci di imprese artigiane con 300mila dipendenti. Poi ci sono 266mila micro imprese più strutturate con un numero più alto di addetti. Il tutto fa un imprenditore per ogni sei famiglie, 170 imprese in media per ogni comune, 11 imprese per chilometro quadrato. Sono organizzati per associazioni territoriali. Solo la Confartigianato ne ha 14 in Lombardia. Con sportelli territoriali e centri servizi che si occupano di paghe e contributi, del credito, con 17 consorzi fidi che hanno erogato 408 milioni di euro nel 2005 e di consulenza per pagare le tasse. Alla ricerca dei ricconi ne ho visitato uno in Brianza e uno a Brescia. La media della dichiarazione dei redditi delle 2.500 impresine servite in Brianza si aggira sui 26mila euro. Ho guardato al dettaglio gli idraulici: l'80% sta nella media. Solo un 20%, quelli più strutturati che lavorano nella filiera dell'edilizia, dichiara 60mila euro. Così a Brescia dove su 3mila pratiche fiscali l'82% dichiara 25mila euro e un 10% sino a 35mila e più. Quei 25mila euro dichiarati fanno apparire nel milanese un 60% di addetti ai servizi (elettricisti, autotrasportatori, montatori per conto terzi), un 20% di impresine al lavoro nel legno mobilio e nella meccanica, un 10% di imprese di extra comunitari e un 10% di microimprese leader con prodotti propri e reti di vendita anche all'estero. Sono ricconi o una nuova composizione sociale che avanza? Se n'è accorta anche la Confindustria di Bergamo. Ha adottato una strategia della rappresentanza a geometria variabile. Verso l'alto, ove si produce per l'internazionalizzazione guidata dalle medie imprese leader, ha promosso e partecipa al Club dei 15. Riunisce quasi tutte le associazioni del Nord, da Biella a Vicenza sino a Pordenone, la Via Emilia, Ancona e Prato nel centro Italia. Verso il basso, avendo incorporato tra i suoi iscritti l'Unione Artigiani di Bergamo e Provincia con i suoi 5mila tesserati. Ma quel che è chiaro sul territorio diventa altro nella rappresentanza e nella politica di vertice. Un commercialista che da trent'anni si occupa di consulenza proprio per i piccoli mi spiega che sull'impianto della Finanziaria pensa ancora quel patto non scritto che funzionava sino agli anni '80 e che era basato sul principio: tu paghi meno tasse possibili e non ti lamenti di un welfare di serie C. Quello di serie A, la cassa integrazione o la mobilità lunga, la garantiamo ai lavoratori normati e salariati rappresentanti dal sindacato e al lavoro nella grande impresa. Da allora, senza scomodare la transizione dal fordismo al post fordismo, c'è stata la minimum tax, i parametri e gli studi di settore, che hanno stressato e cambiato il rapporto con lo Stato dei capitalisti molecolari. Quindi non si può, solo a loro, innalzare il contributo pensionistico e non affrontare il nodo della pensione per gli altri, dargli il cuneo fiscale e contemporaneamente innalzare i contributi per gli apprendisti in un gioco a somma zero, inasprire gli studi di settore e innalzare i contributi previdenziali per gli atipici che sono la fascia più debole del lavoro autonomo. E poi l'imposta di registro sulle successioni e i tagli ai Comuni. Senza parlare dei ticket per il pronto soccorso e dell'abolizione del 5 per mille che si poteva versare a quella rete di associazioni locali che supportano il welfare community. Questo succede quando prevale nella politica la logica del governare comandando che è altro dal governare accompagnando anche gli idraulici e gli elettricisti lombardi. Forse è meglio riconoscere e riconoscersi in figure come Ennio Franceschetti, elettricista di Provaglio di Iseo che negli anni '60 avevano un'attività artigianale di assemblaggio di quadri elettrici. Negli anni '70 ha fondato la Gefran che oggi è un gruppo industriale con più di 700 dipendenti. L'elettricista di un tempo produce componenti per l'automazione. Dal 1998 la Gefran è quotata alla Borsa di Milano e fattura più di 100milioni.



Aldo Bonomi


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