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La forza dei Confidi va in soccorso dell'economia reale.

IL SOLE 24 ORE - 23 novembre 2008

Oscilla forte il pendolo delle retoriche di fronte alla crisi. Prima, solo alcuni mesi fa, non c'era giorno che qualcuno non ci ricordasse il nostro inevitabile declino, incapaci come eravamo di sollevarci dal territorio e volare verso le quotazioni in Borsa e di utilizzare al meglio, con il nostro familista e obsoleto sistema produttivo, i prodotti del mercato globale. La musica è cambiata. Non più declino e nuvole ma tutti giù per terra in un'esaltazione acritica dell'economia reale del Belpaese. Come se dalla retorica suadente de denaro che produce denaro si potesse passare a quella tranquillizzante della merce che produce merce. Dimenticando il realistico schema marxiano denaro-merce-denaro. Era sbagliato allora enfatizzare la nostra difficoltà nella modernizzazione, come non ha senso oggi rinserrarsi nel cortile delle nostre piccole e medie imprese e nei nostri localismi produttivi.
Piaccia o non piaccia ne usciremo solo tenendo assieme merce e denaro, banche e imprese. La crisi produce una mobilitazione di tutte le risorse della comunità verso le intemperie che vengono da fuori. Altro non abbiamo fatto schierando e mobilitando le fondazioni bancarie a difesa delle nostre banche e delle loro ricapitalizzazioni. Mettendo assieme risorse che affondano le loro radici nel Medioevo come strumenti della comunità locale per difendersi dall'usura con gli investimenti della banca libica che rimanda gli ipermoderni fondi sovrani. Questo per reggere la crisi delle banche. Stiamo facendo lo stesso sul terreno dell'economia reale con i Consorzi Fidi. Strumenti antichi che stiamo finanziando mettendoli in mezzo tra banche e piccole imprese per reggere l'urto della crisi.
Per ripristinare il gioco virtuoso della fiducia. I Consorzi Fidi sono organismi profondamente segnati da una logica mutualistica, di associazione e di auto organizzazione dal basso del nostro capitalismo di territorio. Nascono come forme di mutuo soccorso orientate a facilitare l'accesso al mondo proliferante dell'artigianato di prima generazione che si condensa nell'immagine dell'impresa del sottoscala e del sommerso che emerge alla ricerca di credito una volta esaurite le risorse e gli investimenti famigliari composti da eredità e beni agricoli. In quel passaggio senza frattura dalla cascina al capannone tipico dei nostri distretti, la cui mappa Giorgio Fuà ricostruiva seguendo la mezzadria più che il latifondo. Per fortuna sono cresciuti nell'accompagnare la crescita del capitalismo molecolare. Li ritroviamo oggi per tenere botta alle notizie non brillanti delle borse di Tokio, New York, Londra, Milano. Quelli degli artigiani aderenti a Fedart, che vede assieme Confartigianato e Cna, sono 251 diffusi a macchia di leopardo su tutto il territorio. Associano quasi 700mila imprese con un grado di penetrazione 42% nel tessuto dell'artigianato. Sono forti nel centro-nord dell'economia diffusa (32 in Lombardia, 38 in Veneto, 20 in Emilia Romagna, 15 in Lazio e 14 nelle Marche), sono diffusi al sud, nella sola Puglia sono 42, ove spesso svolgono un ruolo supplente del sistema bancario. Non sono solo uno strumento delle associazioni dei piccoli. Ogni associazione ha i suoi Consorzi Fidi, dalla Coldiretti alla Confcommercio. Sono sessanta i Consorzi Fidi del sistema Confindustriale. Federconfidi associa circa 50mila piccole e medie imprese.

Con otto miliardi di prestiti agevolati garanti, il 70% a medio e lungo termine e con un tasso d'insolvenza stabilmente inferiore all'uno per cento. Utilizzando questa rete territoriale Unindustria di Bologna è andata oltre. Varando con un pool di banche progetti per favorire il credito a basso costo per le imprese locali mobilitando un plafond di 55 milioni. Nel loro essere interfaccia fiduciario con le imprese territoriali i Consorzi sono, nella crisi, gli interlocutori naturali a sostegno delle imprese e veicoli privilegiati per le banche, anche delle grandi banche interessate a sostenere nell'attuale difficile condizione il nostro capitalismo di territorio. Nella loro storica azione di accompagnamento delle piccole imprese i Confidi hanno accumulato un capitale fiduciario di rilevanti dimensioni. Che cos'è nel profondo la crisi se non rottura della fiducia?
Lavorando a contatto con le imprese questi soggetti mutualistici sono anche depositari di un patrimonio di conoscenza importante per il sistema bancario. Il terreno d'incontro tra Confidi e banche nella crisi avviene sul continuum fiducia-competenze. Entrambi sono interessati a scambiare qualcosa: fiducia in cambio di maggior tecnicalità e affidamenti, conoscenza delle imprese diffuse e maggior fiducia per le banche.

L'incontro di queste due fiducie permette ai Consorzi Fidi di salvaguardare la loro identità mutualistica e al sistema bancario di porre su nuove basi il radicamento territoriale. Evitando così entrambi di fare la fine del capro espiatorio. Ai tempi della retorica del declino il pendolo oscillava verso l'idraulico polacco, oggi, nella crisi finanziaria oscilla verso i banchieri.



Aldo Bonomi


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