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IL SUCCESSO DELLA FIAT CAMBIA IL DIALOGO CON IL TERRITORIO
IL SOLE 24 ORE 28 ottobre 2007
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E' stata la settimana del gruppo Fiat. Le Ferrari vincono sul filo di lana. Sono stati presentati a Maranello gli ottimi risultati di fatturato e si annunciano 30 euro di anticipo sul contratto agli operai partecipi dei successi aziendali. Sembra di essere tornati ai vecchi tempi: "Ciò che va bene alla Fiat va bene al Paese". Sia per competere nella globalizzazione che per la trattativa del contratto dei metalmeccanici. Rimango convinto che ha ragione Marchionne. L'antico adagio và rovesciato: "Se va bene il Paese va bene la Fiat". Guardando anche fuori dalle mura dell'impresa.
Aiutati da una ricerca promossa dal gruppo dirigente Fiat e da Torino Internazionale, la struttura che supporta il sindaco nel ridisegnare lo spazio di posizione di quella che era la mitica company town. L'organizzazione della produzione automobilistica torinese negli ultimi 15 anni ha mutato completamente pelle, numeri e strategie. Da un'organizzazione basata su un'unica impresa leader e un indotto a essa collegato da un rapporto di dipendenza di mercato e tecnologia, si è passati a un sistema della produzione automobilistica tendenzialmente mondiale.
Con il decentramento di quote crescenti di attività e know how all'esterno di Fiat Auto. E la progressiva "emancipazione" di molti fornitori dal mercato unico rappresentato dal Lingotto. La Fiat, che dal 2001 al 2005 era scivolata pericolosamente nella graduatoria dei costruttori mondiali, sta ora crescendo a un ritmo superiore a quello del mercato dell'auto.
Fuori dalle mura il sistema della produzione di componenti, dalle attività di engeneering e stile, di produttori di moduli e sistemi è stato interessato nello stesso periodo da un durissimo processo di riqualificazione selettiva. La ricerca ci offre uno spaccato di 73 imprese della galassia territoriale. Quindici sono produttrici di sistemi che possono andare dal design completo di un'auto sino al sistema dell'elettronica, 36 sono fornitori di primo livello di componenti specializzate, e poi abbiamo 22 aziende della subfornitura.
Sarà opportuno tener conto che mentre dentro Mirafiori gli addetti sono circa 14mila, quelli che lavorano nei primi due gruppi di imprese sono circa 42mila. Numeri importanti per chi avesse ancora dei dubbi del rapporto esistente tra il dentro e il fuori delle mura. Senza contare che la ricerca ha evidenziato la difficoltà nel reperimento degli addetti del ciclo ultimo della subfornitura.
L'analisi della struttura proprietaria smitizza anche il luogo comune per cui c'è la grande impresa e poi fuori il pulviscolo dei piccoli. Quarantuno aziende sono nazionali, molte di queste internazionalizzate con propri stabilimenti produttivi all'estero; 32 sono imprese multinazionali di cui 21 di proprietà di gruppi esteri e le altre 11 sono di proprietà italiana. L'analisi del fatturato svela il resto.
Dal 2004 al 2006, dopo il gelo e la selezione, si ricomincia a crescere, +1,8% del 2005. Nel 2006 c'è stato il balzo del +6% dei fatturati. Quelle che sono cresciute con continuità sono le aziende nazionali con impianti all'estero. L'internazionalizzazione ha premiato gli operatori più dinamici del territorio che ha visto le medie imprese leader guardare, seguendo a volte la Fiat, ma senza aspettare la Fiat, l'apertura a nuovi mercati delle produzioni locali. L'evoluzione degli addetti e del fatturato rispondono a logiche differenti.
Quasi il 70% delle imprese prevede per l'anno in corso un aumento del fatturato ma solo il 30% ritiene che ciò implicherà un aumento degli occupati. Sono ancora una volta le medie aziende nazionali con insediamenti esteri a mostrare un comportamento in controtendenza. Nell'ultimo anno queste medie imprese leader hanno aumento gli addetti di oltre il 5%.
Da parte di queste imprese dinamiche, sia per fatturato che per occupazione, viene posta la questione di come far evolvere la struttura delle professioni a favore di profili di qualificazione medio alta. Questo non dipenderà solo dalle imprese. Ma anche dalla capacità del territorio di entrare in una nuova fase di produzione di saperi legati alla piattaforma dell'auto che è un patrimonio di Torino, del Piemonte, del sistema Paese. Che i dirigenti Fiat e il Comune di Torino producono dati e ricerche utili per capire il futuro mi pare interessante.
Il clima è cambiato. In una città in cui i dirigenti Fiat sono ricordati soprattutto per la marcia dei 40mila oggi Marchionne e Chiamparino sono intervistati perché giocano a scopa insieme. Segno di un nuovo dialogo tra la Fiat e il territorio da cui questa grande impresa parte per andare nel mondo. In quella che Giuseppe Berta, che ha coordinato la ricerca, definisce la metamorfosi del capitalismo.
Aldo Bonomi
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