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LE DOLOMITI LUCANE E IL MODELLO DELLA SOFT ECONOMY
IL SOLE 24 ORE 27 aprile 2008
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Dopo le elezioni sono aumentate le attenzioni verso le passioni e le paure di quei luoghi ove, nel Nord del paese, ci si sente spaesati e stressati. Più che mai occorre guardare ai tanti luoghi del mosaico territoriale italiano. Anche a quelli non raccontati nel mercato dell'informazione politica. Calvello e Abriola sono due comuni polvere del bacino della Calastra, a Sud di Potenza.
Qui non sono arrivate le politiche industriali. La Fiat di Melfi e il distretto del salotto si sono fermati al di là delle montagne incantate. Le chiamano Dolomiti Lucane. Si campa con un mix di agricoltura, artigianato di prossimità e turismo della neve.
La Camastra ospita alcuni impianti sciistici di discreto richiamo. Poi ci sono i contributi pubblici a garantire nel tempo la tenuta comunitaria e assicurare condizioni dignitose a quelli che restano. Sempre meno. L'emorragia demografica non si è fermata agli anni di "Rocco e i suoi fratelli" che andavano a Nord.
Da qui, oltre Milano, verso la Svizzera. E' proseguita con uno stillicidio costante verso Roma, Napoli, e anche Potenza che dista una trentina di chilometri. Dal 91 ad oggi lo spaesamento ha portato gli abitanti di Calvello da 2.362 a 2.060 (-302), e quelli di Abriola da 2.061 a 1.691 (-370). Nei due comuni quasi un quarto dei residenti ha più di 65 anni. Il turismo non è decollato nonostante i paesaggi incontaminati e stupendi.
Ne avessero di così su al Nord. L'offerta è tarata sul turismo invernale e sugli alberghetti a tre stelle. Laddove i trend e il mutamento climatico suggeriscono di puntare sul turismo ambientale ed enogastronomico che richiede un sistema più dolce e diffuso di accoglienza. I 400 posti letto di Calvello e Abriola, alcuni sulla carta, nel 2007 sono rimasti freddi per 11 mesi. In compenso i pasti sono caldi.
A giudicare dal successo dei ristoratori che propongono le specialità del territorio. Per riconvertire occorrono investimenti collettivi, infrastrutture dolci e manutenzione del territorio e moderne strategie comunicative capaci di estendere il target oltre il bacino di Potenza e dei benestanti che nel weekend giungono dalla Puglia. Il settore agroalimentare vanta prodotti di pregio.
La razza bovina podolica, con il provolone podolico dop, allevata allo stato brado assieme ai cavalli. E' anche un bel vedere percorrendo le strade impervie della Camastra. Sono piccole imprese agricole che non controllano il canale commerciale.
Come quelle degli artigiani che recuperano le tradizioni del ferro battuto e della ceramica. Più ampi i margini di crescita della filiera del legno. Con impresine come CR Imballaggi srl che con i suoi 15 dipendenti si candida nel business della produzione energetica di biomasse. Ma anche qui siamo ai preliminari. La comunità domanda mezzi che la aggancino ai flussi economici e culturali moderni.
I due sindaci di Calvello e Abriola ci provano a ridisegnare il loro territorio accompagnando uno sviluppo soft che tenga assieme sviluppo e coesione sociale. Si può fare. La Camastra non è un'isola agreste fuori dal mondo. Sotto la Sellata e il Volturino, le cime che separano la Camastra dall'alta Val d'Agri, a seimila metri di profondità si estende il più grande giacimento petrolifero su terra ferma d'Europa.
L'Eni e altri global players del petrolio vi hanno insediato da tempo le loro attività. Ci si aspettava posti di lavoro possibilmente fissi come accadeva nel Vulture con la Fiat. Ma il ciclo dell'Eni non è quello Fiat. Un po' di lavoro per i locali, un po' di indotto, ma non in una dimensione fordista. Ed allora ci si è divisi tra chi pratica strategie da sindacalismo di territorio rivendicativo e chi si mette sotto sforzo per far fruttare opportunità che discendono da risorse aggiuntive per il locale, le royalties petrolifere per i comuni, e dalla disponibilità del big player atterrato sul territorio a socializzare competenze tecniche e cognitive dell'impresa e della Fondazione Mattei. Calvello e Abriola hanno scelto questa strada.
I saperi necessari per esplorare quello che sta sotto possono anche progettare percorsi e itinerari sopra per quel segmento di turisti, che sono sempre di più, che ai divertimentifici costieri preferisce le attività open air. Le royalties petrolifere finanziano programmi regionali di sviluppo che, nonostante i loro endemici ritardi, possono ibridare soft economy, agroindustria e sviluppo locale.
Nei comuni polvere dove i residenti sono sempre meno e sempre più anziani possono finanziare quel welfare di comunità che è oggi alle prese con risorse molto scarse e domande crescenti. Emblematico il caso di Calvello dove l'assistenza agli anziani grazie alle royalties è passata in pochi anni da 2 assistiti a più di 100. Un buon uso delle royalties. Spesso usate per costruire improbabili campi da tennis e piscine che poi pochi utilizzano. Meglio ristrutturare e manutenere quei piccoli comuni che sembrano presepi.
Il microcosmo della Camastra, terra dell'osso tra il precipizio della marginalità e la scommessa della soft economy, ci dice che l'antidoto allo spaesamento non è la chiusura comunitaria ma l'apertura alla ricerca di risorse in grado di agganciare il locale alle reti competitive di medio e lungo raggio. Ci dicono anche che da sole non ce la possono fare. Sia le comunità-polvere del Mezzogiorno interno che qualunque comune-margine del Nord. E' già molto quando queste comunità locali mobilitano con i sindaci il proprio capitale sociale. Per questo il dialogo tra le comunità di Calvello e Abriola e l'Eni mi pare un esempio da osservare con attenzione.
Aldo Bonomi
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