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La crisi evidenzia, nei comportamenti sociali ed economici, il ritorno al già conosciuto. Ai fondamenta, sui cui far leva per ripartire. E' alle lunghe derive che bisogna guardare. A quei microcosmi che hanno attraversato flagelli come peste, guerre e terremoti, parola di tragica attualità. Nonostante tutto ce l'hanno fatta. Altro che paura della globalizzazione o della crisi finanziaria che si scarica a terra. A Napoli, tra il cuore della città antica e il porto, c'è l'Antico Borgo Orefici che oggi definiamo un Distretto Urbano. In questo territorio di mezzo tra il mare e la città, vocato agli scambi sin dal medioevo, l'artigiania dell'oro si è sempre ritagliata un suo spazio di posizione e di rappresentazione.
Tanto che a metà del quattordicesimo secolo nacque la corporazione degli orafi. Riconosciuta da Giovanna I d'Angiò. Con un suo statuto ed un suo operare mutualistico sia per i commerci e i saperi del lavoro che per l'assitenza delle famiglie andate in disgrazia nelle crisi economiche, ci sono sempre state, o per malattie o eventi tragici. Da otto secoli "l'Isola" napoletana dell'oro, racchiusa tra il Corso Umberto e via Marina è un microcosmo unico al mondo di piccole "botteghe" specializzate nella lavorazione e commercializzazione dei prodotti dell'oreficeria, argenteria e gioielleria. Un distretto urbano monosettoriale caratterizzato da una componente commerciale, per lo più al dettaglio, e da una artigiania operante lungo tutta la filiera produttiva: fusione, incastonatura, gioielleria, oreficeria, taglio diamanti.
Duecentocinquanta imprese per un totale di mille addetti per un fatturato di 30milioni di euro. Con un indotto che va dagli astucci per i gioielli alle tipografie per stampare depliant e confezioni. Nella geografia dei distretti gli esperti citano sempre il Tarì, cittadella dell'oro sorta recentemente a Marcianise. Caratterizzata da medie imprese che commercializzano all'ingrosso e non al minuto. Questa cittadella moderna deve molto all'antico Borgo Orefici. Sia come idea, la cittadella dell'oro, che come imprenditori. Sono circa 300 le imprese che dagli anni 90 si sono delocalizzate dal Borgo alla cittadella alla ricerca di spazi per crescere. Sotto la spinta delle nuove regole, dalla 626 a quelle sull'ambiente di difficile rispetto in un centro storico. Si è così creata una specializzazione produttiva territoriale. A Marcianise, nella città infinita napoletana, le imprese più grandi che hanno bisogno di spazi e reti per il commercio all'ingrosso. Nel distretto urbano di Borgo Orefice la filiera per la gioielleria con microimprese da 2/3 addetti massimo, con il commercio al dettaglio dove si lavora anche per le grandi griffe del lusso e in sintonia con il settore della moda napoletana.
Come il borgo si è trasformato in distretto, così la Corporazione si è diventata Consorzio. Oltre a svolgere una funzione socio-territoriale il Consorzio sviluppa servizi alle imprese. Progettando e costruendo con la sovraintendenza ai beni archeologici un artigianato di identità che recupera i gioielli di Pompei, di Ercolano, di Paestum fino alla linea borbonica della gioielleria. Il 15 maggio ci sarà una mostra-evento al Borgo di presentazione della linea borbonica. Se a qualcuno venisse da sorridere per Pompei e per i Borboni ricordo che Pompei-Ercolano-Paestum sono il più grande e il più visitato parco a tema naturale del mondo. Per i Borboni e la loro civiltà materiale basta andare nelle ville del Miglio d'Oro tra Napoli ed Ercolano, alla Reggia di Caserta e al Museo di Capodimonte per capire.
Ma non si cammina solo con lo sguardo rivolto al passato. Per l'oggi il Consorzio ha preso in gestione dal comune una palazzina nel centro storico ove 25 ragazzi studieranno in alternanza scuola-lavoro i mestieri dell'artigiania del Borgo. Con i creativi del settore moda si lavora sul moderno per linee di new design e con le università si alimentano quelle reti di consulenza al Borgo che vanno dagli archeologi ai comunicatori, agli eventologi. In un continuo andare dal passato all'oggi verso ciò che verrà. Con i creativi del Borgo si organizzano gli eventi di promozione locale, la partecipazione a fiere specializzate e grandi mostre.
Come quella di Damasco su gioielleria e archeologia o quelle di Madrid, Tokio e New York. Un racconto che tiene assieme l'identità e la storia di un territorio. Senza questa non ci sarebbero nè i gioielli nè le 250 imprese artigiane. Ci segnala, proprio da Napoli, che più che le ronde per controllare i quartieri serve che questi siano vissuti economicamente. L'esperienza del Consorzio che in rapporto con il piano di riqualificazione urbana del comune mette assieme università, il comitato di quartiere, i proprietari degli immobili e le associazioni del terzo settore gestendo un sistema privato di spazzatura delle strade, realizzando il sistema di vigilanza del Borgo e in più mettendo 170 vasi e piante di bosso ai lati dei negozi. Sembra un buon esempio di controllo del territorio.
Se poi progettando e lavorando sui saperi e sui prodotti si regge la concorrenza globale, noi abbiamo Pompei e loro no, mettendo al lavoro nel new design del moderno la creatività napoletana, che non è poco, portando tutto questo nel mondo, abbiamo un piccolo esempio antico che è sopravvissuto alle crisi e alle tragedie di otto secoli. Utile per capire che anche oggi ce la possiamo fare.
Aldo Bonomi |
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