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QUANDO L'ARTIGIANO ITALIANO INCANTA DESIGNER STRANIERO
IL SOLE 24 ORE 3 febbraio 2008
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Può un mobile, una sedia, un divano volare nel mondo? E così diventare simbolo del made in Italy. Ed anche un pezzo importante, assieme alle scarpe e ai golfini di cashmere della nostra bilancia dei pagamenti. Molti sorridono. Sostenendo che la globalizzazione ha definitivamente sancito l'imporsi di un altro paradigma: quello dell'economia della conoscenza. Bene ha fatto Nova, l'inserto del "Sole-24 Ore" sull'innovazione, a documentare come conoscenza, ricerca e sviluppo, possono anche correre lungo la filiera del tessile tenuta assieme da fili ove si sperimentano nuovi materiali, nuove fibre per competere.
Così come la storia di Cassina, impresa leader del mobile della Brianza, la dimostra per prodotti considerati "poveri e maturi" nell'età della tecnica. Chissà quale innovazione ci potrà essere in un pezzo di legno, anche se ben vestito e progettato, in un'epoca in cui gran parte del valore incorporato nelle merci è caratterizzato da beni immateriali. Che fare di una genesi imprenditoriale che affonda le proprie radici a Meda, nella comunità operosa brianzola degli anni '30 e nella storia di due fratelli, Cesare e Umberto Cassina, che hanno dialogato allora con Le Corbusier nella fase della bella epoque del nostro capitalismo che molti danno per finito. Nei giorni in cui tutti guardiamo all'Opa di Bill Gates su Yahoo.
Alcuni dubbi sono venuti, anche ai più pessimisti sul destino del made in Italy, quando l'impresa familiare è stata rilevata dal fondo Charme. Se qualcuno ci mette il denaro… Il caso Cassina è un caso industriale idealtipico del nostro modello delle produzioni complesse che competono nella globalizzazione. Mettendo in positiva tensione locale e globale. Nel locale occorre mantenere viva e valorizzare la tradizione manifatturiera. Nel globale si valorizza la dimensione della rappresentazione simbolica e della manipolazione culturale del senso e del significato degli oggetti.
Non è più la vecchia divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Nel fare impresa per competere si configurano circuiti di conoscenze ibridate sia nelle discipline che nelle tradizioni culturali.
Le lavorazioni di legno, pelli, tessuti della rappresentazione simbolica e della manipolazione culturale del senso e del significato degli oggetti. Non è più la vecchia divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Nel fare impresa per competere si configurano circuiti di conoscenze ibridate sia nelle discipline che nelle tradizioni culturali. Le lavorazioni di legno, pelli, tessuti ancora oggi occupano più di 500 addetti nella sede di Meda e in aziende collegate. Rappresentano il centro nevralgico necessario per decentrare il successo e la continuità dell'impresa.
Senza i saperi contestuali di Gatin e Gatun, due operai-artigiani di Cassina, così soprannominati perché furbi come gatti al punto di incantare i maestri del design globale, che qui vengono a progettare oggetti, non si va lontano. Ma il locale ha senso se riesce ad andare per centri sempre più larghi dalle storiche forniture per l'industria navale di lusso, che Cassina fornì alla Costa Armatori negli anni '50-'60, ai grandi spazi dedicati al loisir, casinò, alberghi di lusso…, agli arredi per i punti vendita di marchi della moda come Armani, Zegna, Dior, Vuitton, fino alle attuali commesse provenienti da Dubai, vero iperluogo della globalizzazione.
Così facendo Cassina è riuscita a configurasi come luogo di riferimento per il design aprendo le sue "ambasciate d'impresa". Basti pensare alla trasformazione in laboratori di idee e di sperimentazione estetica degli show room di New York, Parigi, Tokio. Così facendo l'impresa è diventata anche un laboratorio di ricerca. Dove non ci sono i camici bianchi da contare, ma piuttosto processi informali che tengono in circuito la concretezza delle maestranze, dei subfornitori artigiani, con quella estetica immateriale di cui sono portatori designer, architetti provenienti da tutto il mondo.
Che solo qui possono trovare un milieu artigianale adatto alla fertilizzazione delle idee. Oggi Cassina esporta il 75% della produzione in Europa, in Nord America e in estremo oriente. Strutturata come un giano bifronte tra eccellenze territoriali italiche e visione internazionale. Mettendo assieme la catena del valore dentro le mura dell'impresa e sul territorio del distretto con la ragnatela del valore dei 700 punti di vendita che ogni anno nel mondo chiedono un pezzo di made in Italy da esporre e vendere alla neoborghesia globale.
E' una filiera lunga, che parte da Meda, si ibrida con il design e la ricerca mondiale, e riprecipita in tanti luoghi del globo, ove si vendono le sedie, i divani, i mobili che volano nel mondo. E' una metamorfosi emblematica di quelle medie imprese che portano i nostri territori nel mondo e che ci hanno salvato dal declino.
Aldo Bonomi
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