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LA VIA LOMBARDA AL CREDITO SOCIALE
IL SOLE 24 ORE 22 ottobre 2006
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Seguendo la convention delle banche di credito cooperativo lombarde, che si è tenuta a Londra il 13 e 14 Ottobre, mi sono chiesto: ha ancora senso, nell'epoca della globalizzazione, l'economia di comunità? Sociologi come Bauman ci ricordano che a più globale corrisponde una grande "voglia di comunità". I filosofi, da Nancy ad Esposito, avvertono che questo sentire rimanda ad un'assenza, ad una deprivazione, più che ad una realtà possibile. Si assegna al banchiere dei poveri Yunus, che ha riproposto e promosso il microcredito nella globalizzazione, il Nobel per la pace e non quello dell'economia. Come a voler dire che va bene in basso "fare economia di comunità" per sopravvivere, avendo chiaro che in alto i giochi sono altro: grandi aggregazioni per competere, liberalizzazioni, nuove regole per il commercio globale…
Possono far sorridere mille lombardi che si ritrovano nella city per discutere del loro piano strategico, in rappresentanza di 120mila soci, aggregati in cooperative che gestiscono 49 banche locali con 625 sportelli in tutta la regione. Con i loro riti, nella città della moltitudine globale, che la domenica mattina li porta tutti alla Cattedrale di Westmister per la messa celebrata dal Cardinal Tonini, con cui il giorno prima hanno discusso di valori, per poi sciamare curiosi nella metropoli. Il sorrisetto di superiorità scompare se nel corso dei lavori ti rendi conto che in questa strana assemblea si discute sul se e sul come fare alleanza con Unipol. Come crescere facendo assieme una banca corporate per le imprese che vanno oltre il territorio e per accedere a strumenti finanziari più sofisticati, quelli appunto che sorvolano il territorio. Il tormentone estivo che un anno fa bloccò l'elite dei commentatori finanziari sulla scalata Unipol-Bnl e scomodò la politica ad interrogarsi se la cooperazione fosse figlia di un Dio minore, te lo ritrovi negli interventi pacati di artigiani, piccoli imprenditori, commercialisti locali che discutono di una grande alleanza per competere tra chi ha fatto banche locali e chi ha fatto assicurazioni. Partendo dal tessuto della cooperazione cattolica e social-comunista. Tutt'altro che un Dio minore visto che le Bcc in tutta Italia sono 438, hanno 3.682 sportelli (l'11% degli sportelli del paese), sono in 2.450 comuni e 98 province. Raccolgono 105,5 miliardi di euro e ne erogano 88,5 soprattutto verso le microimprese, le famiglie produttrici e verso il terzo settore. Il tutto partendo da Mozzanica, 3.600 abitanti là dove il Serio arriva a valle vicino a Bergamo. Qui c'è una Bcc fondata nel 1920 con solo due sportelli, 11 dipendenti e 468 soci. Più o meno tutte le famiglie del paese. Certo partendo da Mozzanica o da Borghetto Lodigiano, un'altra Bcc di paese con 9 sportelli che opera in una ventina di comuni della bassa, si può essere l'unica banca di paese o competere come a Borghetto con l'agenzia del San Paolo mantenendo il 90% del mercato locale, ma non si può andare nel mondo. Anche perché si soffre della stessa malattia dei soci, lo spaesamento, il dissolversi di quelle reti di comunità che facevano paese. L'economia di comunità non basta più. Allora si cresce seguendo gli artigiani e i microimprenditori che fanno distretto. Non c'è distretto della Lombardia che non sia cresciuto nella buona e nella cattiva sorte accompagnato da una Bcc. Come quella di Cantù con i suoi 25 sportelli sparsi in 55 Comuni del legno arredo, che ha 7.500 aziende del distretto clienti della banca, come quella limitrofa di Alzate che tocca il distretto metalmeccanico di Erba o quella del distretto delle calze di Castel Goffredo sino a Premana nelle valli sopra Lecco del microdistretto delle forbici e dei coltelli.
I direttori e i presidenti di queste banche locali hanno capito che anche il distretto ha bisogno di reti più lunghe per competere. Finanziano ed entrano nel capitale di centri servizi come il Clac di Cantù, il Centro Calza di Castel Goffredo, il Consorzio Export di Premana che si occupano di internazionalizzazione, design, fiere, in Cina, in India, in Giappone, di marketing e di tendenze della moda. Alcune si spingono oltre, occupandosi dei problemi delle piattaforme produttive. La Bcc di Treviglio è entrata nel project financing della Bre.Be.Mi. che attraverserà il suo territorio. Un buon esempio per le tante Bcc collocate sulla Pedemontana Lombarda, spesso ancorate al loro localismo, che può non farcela se non si dota di una rete infrastrutturale come la Pedemontana. Così come sono necessari saperi in grado di innervare il sistema della piccola impresa. Per questo alcune Bcc supportano il decentramento delle Università e il loro rapporto con le imprese locali. In tempi di crisi del welfare e del mutamento della composizione sociale ci si interroga sul come aprire le cooperative ai giovani e alla nuova residenzialità degli immigrati. Temi che attraversano le banche locali limitrofe alla grande Milano o a città in grande transizione come Brescia. La Bcc del Garda ha fondato la mutua di assistenza e previdenza Garda Vita a cui aderiscono 4.000 dei 5.579 soci dei 63 comuni dove opera. Offre una rete di 300 convenzioni con operatori sanitari, farmacie, ospedali, case di cura, di riposo che integra le politiche pubbliche. Quella di Sesto San Giovanni partecipa ai progetti di riqualificazione urbanistica nell'ex polo dell'acciaio lombardo, aderisce con la Fondazione Cariplo e la Fondazione Fiera di Milano alla nascita della Fondazione di comunità Nord Milano. E' interessata ad aprire nuovi sportelli nell'area di Via Padova e Viale Monza ove ormai il commercio e la residenza sono un mix multietnico come quello osservato nella grande Londra della convention. Qui, partendo dal tema dell'alleanza con Unipol, si è discusso di una sorta di compromesso storico dal basso e della cooperazione. Cercando di tenere assieme le pluri identità del far banca di paese, di distretto, di area vasta e sul come andare in città e nel mondo.
Aldo Bonomi
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