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QUEL "CETO CREATIVO" MESSO IN UN ANGOLO DALLA FINANZIARIA
IL SOLE 24 ORE 5 novembre 2006
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Le elezioni politiche e il dibattito che sembra non finire mai sulla Finanziaria hanno di nuovo fatto volare il territorio nel cielo della politica. E' un déjà vu. Questione settentrionale, fibrillazione dei sindaci del Nord capitanati da Cacciari, manifestazioni a Vicenza della Lega e Forza Italia con seguito di protesta a Roma, imprenditori in piazza a Treviso e via di questo passo. Sembra di essere negli anni '90. La Finanziaria del nuovo Governo pare riaver scatenato le piccole fredde passioni degli interessi (ricchi e poveri, autonomi e salariati…) e delle differenze territoriali, il Nord della polpa e il Sud dell'osso con Roma in mezzo.
Eppure il Paese è profondamente cambiato. L'aggancio all'Europa dell'euro, il produrre per competere nella globalizzazione hanno mutato nel profondo sia l'antropologia dei luoghi che la composizione sociale produttiva. Con le grandi imprese in forte ristrutturazione, migliaia di piccoli imprenditori ed artigiani stressati nella crisi dell'impresina di famiglia con il suo capannone, simbolo ed emblema della loro emancipazione sociale. Così come, l'esercito residuale della potente Coldiretti, nelle campagne si confrontava con le quote latte e migliaia di commercianti con l'irrompere della grande distribuzione. Oggi, nelle vallate alpine è questione il turismo, come dimostra l'evento ben riuscito delle Olimpiadi invernali, l'ambiente, l'acqua utilizzata da multiutility come Aem di Milano che aggregandosi con Asm di Brescia cerca di creare il secondo polo dell'energia. Molti di quelli con il mito dell'impresina di famiglia e del capannone non ce l'hanno fatta. Nell'economia diffusa e nei distretti sono sopravvissuti alla selezione quelli che hanno innovato processi e prodotti agganciandosi alle filiere delle multinazionali tascabili, le 4mila medie imprese eccellenti. Crescendo per aggregazioni per affrontare la globalizzazione. In Lombardia sono 48.036 le imprese riunite in gruppi, hanno 1.486.661 addetti, il 33% del totale degli addetti lombardi. Quelli che fanno impresa, anche piccola e artigiana, non sono più solo ex operai emancipati. Per fortuna i loro figli hanno studiato e in molti casi l'eredità imprenditoriale ha funzionato. Una ricerca della Confartigianato realizzata nel 2005 mostra che a Milano la percentuale degli artigiani laureati tra i 19 e i 30 anni supera il 52%. Avranno pure dei problemi, ma le ben 12 università presenti in Lombardia in questi anni non hanno prodotto solo disoccupati. Questo vale anche per il tanto denigrato Nordest. Da un campione di giovani imprenditori intervistati dalla Fondazione Nordest risulta che il 43,8% ha un diploma di scuola superiore, il 41,4% una laurea e l'11,2% un master post universitario. La Coldiretti organizza per i suoi associati forum annuali con lo Studio Ambrosetti a Cernobbio in cui si discute di politica agricola nella globalizzazione, di Cina, India, Brasile, di qualità ambientale e dei prodotti per reggere la sfida. Ci si incontra con Rifkin per capire l'uso delle biomasse per produrre energia per le microimprese. Il passaggio dalla quantità alla qualità ha colpito duramente anche il piccolo commercio. Tra l'81 e il 2001 hanno chiuso nel Nordovest 54.257 piccole botteghe al dettaglio con due addetti (-26,5%), e nel Nordest il salasso è stato di 34.605 botteghe (-24,6%). Preludio ad una fase di cambiamento con i piccoli esercizi che iniziano strategie di adattamento alla sfida della grande distribuzione spostandosi verso la cosiddetta economia dell'esperienza, sui marchi di nicchia e di qualità. Per far questo è necessario usare saperi e conoscenza. Non meraviglia che, da un'indagine Seat Pagine Gialle del 2004, risulta che più del 50% dei commercianti di Milano e Torino ha un titolo di studio che va dal diploma alla laurea. Ma intanto c'è un progressivo svuotamento (dati nazionali) di altre categorie intermedie come gli impiegati (-18%), gli operai ad alta specializzazione (-35%) e gli addetti agli impianti (-40%). E c'è una crisi del lavoro autonomo di prima generazione cui corrisponde, nel più ampio processo di terziarizzazione della società, l'avanzare di nuove figure professionali e lavorative. In provincia di Milano le imprese che operano nell'intermediazione finanziaria, nella net economy e nella ricerca nel 2001 erano 83mila e producevano il 32% del valore aggiunto provinciale. Qui c'è la più alta concentrazione della produzione di tutte le fasi della filiera della comunicazione.
Dall'idea; alle realizzazioni del software e di altri prodotti. Segnali forti di una crescita nel nostro Paese di una "classe creativa" composta da imprenditori, manager, professionisti, ricercatori delle professioni tecniche e artistiche. Questa "classe" dal '91 al 2001 passa dal 9% della forza lavoro al 21% con un incremento del 128%. Sono le nuove professioni, nella maggioranza dei casi senza Albi, senza corporazioni e senza rappresentanza che mettono al lavoro le nuove generazioni. A livello territoriale il 60% di questa composizione sociale vive e opera nelle regioni del Nord. Cresce e si fa consistente anche il lavoro autonomo degli immigrati. La composizione sociale nel Nord del Paese è un invaso di nuovo ceto medio che pone problemi di rappresentanza irrisolvibili solo secondo il codice binario del conflitto tra capitale e lavoro.Vista in questa luce la Finanziaria è un affannoso tentativo di redistribuire tra chi ha e chi non ha. Ma con il risultato di privilegiare chi ha rappresentanza rispetto a chi non ne ha. E allo stesso modo le annunciate nuove regole sul lavoro sembrano chiudere gli occhi di fronte ad una realtà che è tanto più solida quanto più dinamica e capace di cambiare. Il nostro capitalismo di territorio produce per competere e lavora comunicando. E' un vivere e produrre segnato dal nuovo conflitto tra flussi e luoghi. Mentre la filosofia della Finanziaria appare molto caratterizzata dalla dall'antica polarità capitale-lavoro. Dove sarebbe invece necessario accompagnare i tanti soggetti che stanno nei territori della competizione ad agganciarsi ai flussi globali per portare nel mondo il Sistema Paese.
Aldo Bonomi
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