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COSI' TORINO VINCE LA SFIDA CON I BIG DEI CARTONI ANIMATI
IL SOLE 24 ORE 1 aprile 2007
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Ci si può mantenere, produrre reddito e senso, con il sapere leggero e creativo del disegnare nella Torino di oggi? Sì, facendo cinema di animazione, quello dei cartoni animati. Non il sapere "pesante" per cui competono le mostre di Venezia e Roma, né quello pubblicitario, che ha da sempre in Milano il polo di riferimento.
La Torino metalmeccanica pare essere diventata il quarto polo di questo ciclo leggero della società dello spettacolo che mette al lavoro i creativi. In quel difficile melting pot postfordista caratterizzato da una Fiat più magra e snella, che regge nella competizione, e da più terziario.
I numeri del polo del cinema di animazione, con i suoi 300-400 addetti, sono tutt'altro che fordisti. La Gabbianella e il Gatto e la Freccia Azzurra, prodotti negli anni 90 dalla Lanterna magica, la società che ha aperto la strada, non sono né la grande Punto né la nuova Bravo.
Sono prodotti leggeri, esposti all'ironia di chi, nel racconto della transizione terziaria della one company town, ti accusa di voler sostituire la Fiat con il Barolo delle Langhe o con i cartoni animati. Nulla di tutto questo. Di Marchionne, della sua leva di quarantenni che hanno cambiato la Fiat si scrive già tanto.
Un po' meno di Enarmonia e dell'incontro tra Stefania Raimondi, che ne è presidente, con sei giovani donne di una cooperativa di disegno grafico che lavorava per Lanterna Magica. Nel 2001 hanno costituito la società con un sogno e pochi obiettivi concreti. Riuscire a mantenersi disegnando, evitare il precariato.
A cui paiono condannati sul nascere i lavori della creatività. Se va bene si assumono tutti a tempo indeterminato e si dimostra che disegnare cartoni è un vero mestiere. Ci sono riuscite. Il fatturato tocca i 2 milioni di euro, realizzato mettendo in fila disegni su disegni, gli assunti sono 40 con un'età media vicino ai 30, per metà donne e per metà uomini.
Sembrerà strano ma per riuscirci, anche se piccoli e leggeri, hanno dovuto seguire un percorso simile a quello della grande Fiat. Risalire la china del mercato globale con la qualità del prodotto. Nel settore del cinema di animazione Usa e Giappone sono leader globali, Corea, India e Cina leader per i costi e la quantità produttiva, e l'Europa sta in mezzo con l'Italia che si affaccia sul mercato partendo da Torino.
La gavetta la si fa prima in Germania e in Spagna imparando da questi mercati per poi arrivare in Francia, Paese leader europeo. Perché qui, mi spiega la presidente, le politiche pubbliche supportano il cinema di animazione. Ne prenda nota il ministro Rutelli. Enarmonia partecipa in Francia a realizzare un grande film su Asterix ove sono investiti 24 milioni di euro.
Dopo la Francia le reti si fanno più lunghe e si arriva anche negli Stati Uniti lavorando per la Universal, e in Giappone. Ma i big player globali, oltre alla qualità e alla creatività, dalla piccola impresa torinese vogliono anche una capacità di produrre svariati minuti di film. Che significa avere una forza lavoro per lo meno di 200 addetti. Le commesse ci sarebbero, il problema sono le risorse umane e le competenze adeguate per reggere la sfida.
Non si trovano disegnatori e grafici creativi in numero sufficiente. Non è un problema di soldi e di accompagnamento delle banche. Che sono, udite udite, disponibilissimi ad accompagnare la piccola impresa torinese: "Le banche ci offrono più soldi di quelli che ci servono", dice la Raimondi. Anche perché, crescendo le reti di mercato, Enarmonia ha gemmato Enanimation una struttura adeguata alle produzioni.
Tre persone che scelgono il progetto, cercano la coproduzione internazionale e i finanziamenti e poi si dà il lavoro alla società madre. Anche i creativi si muovono nella logica del capitalismo a grappolo. Come le piccole imprese manifatturiere affiancano alla specializzazione di prodotto aziende dedicate al marketing, alla finanza. Si lavora molto co-producendo in Germania, per la televisione, in Francia, facendo film e nella nuova Europa con logiche di globalizzazione a medio raggio.
Si trovano saperi e competenze in Spagna e in Polonia, laddove verrà prodotta dalla Fiat la nuova 500. Qui Enarmonia dà lavoro a un impresa con 120 addetti, ben tre volte quelli torinesi. Fino a lì una piccola impresa di creativi può arrivare. La Polonia è vicina, ci si arriva in poche ore. Sono di più quelle per andare da Torino a Bergamo ove ci sono i voli low cost per la Germania e la Polonia. Si possono fermare i fornitori e controllare il prodotto aumentando la quantità senza perdere la qualità.
Altra cosa sarebbe inoltrarsi nel più tumultuoso e potente mare del Far East. D'altronde anche la grande Fiat, dopo aver riconquistato leadership in Europa, si accinge solo ora all'avventura indiana e cinese. Simili nell'andare per il mondo, sembrano due mondi lontani il primo grande gruppo privato italiano e la piccola impresa di creativi dei cartoni animati.
L'una rappresenta ciò che non è più, la grande impresa fordista, l'altra ciò che non è ancora, il terziario creativo torinese. Forse si potranno incontrare proprio a Torino nel 2008, quando in questa città si celebrerà l'anno del design. Partendo dall'automobile ma arrivando anche ai disegnatori e ai grafici creativi che fanno cartoni animati.
Aldo Bonomi
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