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LA CAPACITA' DI RINNOVARSI
IL SOLE 24 ORE 5 marzo 2007
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L'analisi del trend del volume delle imposte corrisposto dal cuore produttivo (manifatturiero e terziario) delle imprese nel periodo 1998-2005, permette di esprimere qualche considerazione anche in relazione al peculiare modello di capitalismo territoriale, che caratterizza il nostro Paese.
I dati raccolti dal Cerved, infatti, si concentrano su quel segmento di imprese, emblematicamente rappresentato dalle medie imprese leader del made in Italy, che stanno guidando il Paese fuori dal guado della crisi seguita al periodo di introduzione dell'euro.
In questi otto anni, oltre ad essere cresciute numericamente del 39%, i dati relativi alla dinamica del fatturato e degli utili di queste imprese evidenziano il lungo e travagliato lavoro di ricerca di efficienza produttiva portato avanti nel massimo periodo di retorica sul declino del sistema-Paese.
Il fatto di avere assistito ad un incremento medio annuo del fatturato aggregato pari al 7,5%, a fronte di una crescita media
del 47% degli utili, con un'incidenza media delle tasse sul fatturato del 2,4%, mi pare possa rappresentare un'ulteriore conferma di quanto questo segmento di imprese abbia utilizzato le diverse leve aziendali a disposizione per selezionare i fornitori, delocalizzare in modo intelligente, razionalizzare il ciclo produttivo, investire sul terziario avanzato interno (progettazione, design, marketing, etc.) e capitalizzarsi in vista di sfide future.
Questa fase di ristrutturazione che ha interessato soprattutto la colonna vertebrale della nostra economia, quella manifatturiera radicata nel locale ma capace di andare per il mondo che, nonostante il lento processo di terziarizzazione in atto anche nel nostro Paese, ancora primeggia in termini di bacino di captazione delle imposte.
E se il peso relativo di questa componente scende al 37,6% nel 2005, rispetto al 45,1% del 1998, sale, nel contempo, il contributo del settore terziario di servizio alle imprese, che passa dal 25,7% del 1998 al 27,7% del 2005. Nell'arco del periodo considerato il trend del tasso di incidenza imposte su fatturato ha disegnato una curva di leggera discesa (dal 2,7% del 1998 al 2,1% del 2005), assecondando la fase di ristrutturazione in corso.
Tuttavia, ben sappiamo che non è solo con questo tipo di strumento che si accompagna la dinamica di crescita di questi leader di piattaforma territoriale. Nella nuova dimensione competitiva territoriale, infatti, sono quelli che vengono chiamati beni competitivi territoriali (reti infrastrutturali e logistica, reti finanziarie, utilities, reti del sapere, etc.) a rappresentare la vera sfida in cui si dovrebbe collocare un attore pubblico (locale o nazionale) che intenda confrontarsi con la modernità che avanza.
Non dimenticando che, sempre sulla base dei dati Cerved, dal famigerato Lombardo-Veneto si cava oltre il 45% delle imposte sulle società di capitali (escluse banche e assicurazioni) del Paese, nonché circa due terzi di quelle raccolte in tutto il Nord. Contesto, quest'ultimo, che ha visto ulteriormente rafforzarsi, anche dal punto di vista delle imposte versate; il peso di tre piattaforme produttive: Pedemontana lombarda, Pedemontana veneta e Via Emilia.
Basterebbero solo questi pochi dati per giustificare lo stato di fibrillazione politica permanente di questa parte del Paese, da cui proviene poco meno della metà delle imposte sulle imprese, ma a cui non vengono indirizzate opportune e concrete azioni di economia esterna di supporto allo sviluppo.
Ed è forse anche in relazione alla sordità cronica del decisore politico, o all'inerzia altrettanto inguaribile della burocrazia centrale, che più si va sul territorio più questa nuova borghesia, che va prendendo sempre più consapevolezza del proprio ruolo di leadership produttiva nelle piattaforme territoriali, tende a praticare quella che ho chiamato "secessione dolce", intendendo con ciò riferirmi ad un pratica di allontanamento (exit) dalla politica che allude sia a una definitiva perdita di credibilità dei suoi rappresentanti (forse anche di quelli della voice territoriale), sia anche ad un progressivo ripiegamento sul privato in senso lato, che certo bene non fa alla società.
Aldo Bonomi
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