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BERGAMO E BRESCIA SCOPRONO IL BIOMEDICALE
IL SOLE 24 ORE 22 luglio 2007
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Come nasce un distretto? O per dir meglio una specializzazione produttiva per competere nel mercato globale. Si parte da un bisogno. La durata media della vita degli individui si allunga costantemente. Anche grazie all'applicazione di nuove tecnologie, nuovi materiali, il settore della salute umana, il biomedicale, appare sempre più come uno dei nuovi asset di sviluppo per le economie occidentali.
Accade così che nella piattaforma produttiva che va da Bergamo e Brescia si cerchi di agganciarsi alle dinamiche espansive del settore della salute a livello internazionale stressando la tendenza dei distretti manifatturieri a spostarsi verso nuove produzioni ad alto valore aggiunto. Si parte dal locale per agganciarsi ai flussi dei nuovi mercati. Si parte dalla capacità diffusa nei settori della meccanica, dei materiali, della chimica, della plastica e dell'automazione.
Si fa perno su piccole nicchie di imprese che già operano nel settore. Sulla capacità ospedaliera e di ricerca di buon livello con punte alte: gli ospedali di Bergamo e Brescia, l'Istituto Mario Negri, la Scuola Internazionale di Cardiochirurgia, l'Humanitas, le Facoltà di Medicina e Istituti come lo Zooprofilattico di Brescia. La piccola start up nasce perchè sfrutta la rete di filiere specializzate nella plastica o nella meccanica che passano a produzioni a più alto valore aggiunto.
Le medie imprese che passano al settore sono spesso leader di distretti che hanno scelto la strada della diversificazione produttiva. Basti pensare al settore della plastica o al distretto delle calze di Castel Goffredo che diversificano in prodotti per la salute.
Le multinazionali del settore guardano con interesse a questo territorio perché ricco di competenze produttive. Può sembrare poca cosa che partendo dal settore della salute più che di laboratori di ricerca sul genoma umano ci si ritrovi a raccontare di imprese che operano nella categoria Istat dei "dispositivi medici, prodotti destinati ad uso sanitario".
Ma sarà bene tener conto che questo settore, in queste due province ha tassi di crescita vicini al 50% nell'esportazione. Dagli 81.746.147 di euro del 2003 si è passati ai 156.854.385 del 2006.
Grazie ad imprese come la Copan che a metà degli anni 80 ha deciso di puntare su un prodotto proprio utilizzando il know how accumulato come terzista nel settore della plastica. Oggi produce dispositivi di prelievo e conservazione di campioni microbiologici prelevati dall'uomo, dall'animale e dall'ambiente. Nelle quattro sedi (Brescia, Sud America, Canada e Usa) lavorano 200 addetti con un fatturato di circa 30 milioni di euro.
Controllando per questa nicchia di prodotto circa il 90% del mercato mondiale. Sempre nell'evoluzione del settore plastica delle imprese, dalla famiglia Fogazzi nel 1996 è nata la Invatec. Oggi tra i leader mondiali nella intervenzionistica vascolare coronarica (cateteri per aprire e pulire le arterie). Un mercato globale di circa 12 miliardi di dollari dove la Invatec compete con 500 addetti diffusi tra Italia e Svizzera per un fatturato di oltre 50 milioni.
Su questo territorio atterrano anche multinazionali come il Gruppo Air Liquide, per il trattamento dei gas medicinali ha acquisito imprese italiane come la Markos e la Mefar specializzate in aerosol ed aspiratori chirurgici.
In questo caso fanno da volano per l'attrattività non i saperi formali degli ospedali e dell'università ma i saperi contestuali del territorio. Un'area vasta che va da Dalmine, Treviglio, Grassobbio passando per Bergamo, ove c'è un microdistretto della radiologia, arriva a Brescia, a Lonato e a Desenzano del Garda. Non è una biovalle italiana della ricerca, non è nemmeno un distretto specializzato come quello di Mirandola in Emilia. Le imprese leader fanno un po' di filiera sul territorio ove trovano disponibilità di tecnologie meccaniche, elettroniche…
E' una delle tante specializzazioni settoriali con cui lentamente il nostro apparato produttivo cerca di competere nei mercati e nei settori ad alto valore aggiunto. Innovando il proprio tessuto manifatturiero e innestando un po' di ricerca e sviluppo per produrre nuove merci.
Aldo Bonomi
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