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AVERNA E RALLO: ANCHE LA SICILIA HA I SUOI CAMPIONI
IL SOLE 24 ORE 2 marzo 2008
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Ci sono momenti in cui per leggere il cambiamento bisogna abbassare lo sguardo e "andare a vedere". Sporcandosi le scarpe, diceva il grande meridionalista Manlio Rossi Doria. In questo inizio di campagna elettorale è tutto un gran parlare di modernizzazione dell'Italia.
Carlo Trigilia, prendendo spunto dalla relazione della Commissione Antimafia, domenica scorsa sul Sole 24 Ore ha rilevato che la situazione del Sud è ancora lì. Dopo decenni, a rammentarci lo scarto tra il clamore delle promesse e la durezza della realtà.
Dopo la stagione dell'industrialismo dall'alto e il tentativo dei patti territoriali dal basso, nell'epoca della globalizzazione il tema della modernizzazione del Sud è ancora la grande incompiuta. Sono lì a ricordarcelo la questione rifiuti in Campania e la potenza, anche economica, della 'ndrangheta in Calabria. Una terza regione, la Sicilia, ha occupato la scena del dibattito e delle alleanze politiche. Pare che sia uno snodo importante per la maggioranza al Senato.
Non vorrei che le dinamiche della classe politica facessero passare in secondo piano il fatto che gli interessi, le associazioni di rappresentanza si sono sollevati e sfidando i poteri mafiosi hanno preso in mano, dal basso, la questione della modernizzazione del territorio. Unico segno in controtendenza rispetto alle analisi impietose della Commissione Antimafia. Il problema è capire se le deboli tracce siciliane, ben visibili sul piano della denuncia, siano segnali caparbi dell'affiorare di un nuovo capitalismo meridiano.
Difficilmente riusciamo a rintracciarlo se ci fermiamo alle statistiche che danno una rappresentazione di un'economia a dir poco a sviluppo difficile. Ma quei segnali di rivolta civile ci dicono che c'è una generazione di imprenditori che si sta confrontando anche a sud con l'impatto della globalizzazione. Tracciando reti d'impresa che hanno la forza di contrastare il pizzo che a ben vedere è un ricatto di prossimità.
Solo chi si muove sulla simultaneità, andando dal locale al globale e ritorno, può rifiutare e combattere chi dal controllo criminale del territorio trae il suo potere. Lo scontro che sta avvenendo in Sicilia a questo rimanda: una generazione di imprenditori ha una formazione tecnica e biografie professionali maturate seguendo le reti lunghe delle multinazionali.
Basta l'esempio dell'impresa del presidente di Confindustria di Caltanisetta, Antonello Montante, leader in un segmento della meccatronica, per capire. Meccatronica e pizzo sono inconciliabili. E credo che a questa rivoluzione culturale abbia contribuito l'insediamento del colosso multinazionale StMicroelectronics a Catania.
Anche nelle filiere tradizionali del made in Italy vi è un capitalismo di eccellenza che ha scelto per competere di andare ben oltre il mercato locale. Due donne imprenditrici danno testimonianza di questo percorso. Luisa Averna a capo di un gruppo capace di acquisire stabilimenti nell'industrioso Nord-Est tra cui lo storico marchio della Pernigotti.
E Josè Rallo che con il marchio Donna Fugata esporta la qualità del vino siciliano su 40 mercati esteri. Così come nel settore della pesca si ragiona sul fatto che da Mazara del Vallo parte il 16% di tutto l'export nazionale del settore. E ci si pone il problema delle reti per pescare mercati e cooperare nel bacino del Mediterraneo. Sta cambiando anche il turismo. Settore a rischio con le sue valenze immobiliari ove si possono lavare capitali di dubbia provenienza.
Anche qui si tratta di alzare il baricentro. Lo dimostra il caso di un grande gruppo di incoming come Aeroviaggi. Partita nel 1973 come semplice agenzia di viaggi oggi ha mille addetti e gestisce una filiera completa, dal viaggio, al pernottamento, alla cultura integrando reti lunghe del turismo globale e legami territoriali. Anche la finanza sta cambiando dentro il risiko bancario globale.
Si stempera la sicilianità confrontandosi con l'internazionalità. Ha ragione Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia che, dopo aver operato sul terreno della denuncia locale chiama un centinaio di imprese siciliane a rappresentarsi come nuovi soggetti del cambiamento. Raccontarle significa per Confindustria un salto importante per tutto il Mezzogiorno. Passare da una pura logica di rappresentanza degli interessi locali a una strategia di rappresentazione del nuovo capitalismo meridiano.
Aldo Bonomi
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